LA CHIAMATA 1900 - 1931

Zeno nasce a Fossoli di Carpi (Modena) il 30 agosto 1900. A 14 anni rifiuta di continuare gli studi. A 20 anni decide la sua vita. Negli anni 1920 – 1927 è al centro della vita carpigiana: presidente della Federazione giovanile dell’Azione Cattolica, dell’associazione sportiva: “Il Pedale Carpigiano” e segretario del Motoclub cittadino.

Fonda: “L’Aspirante”, che diventa poi organo nazionale dei giovani cattolici, e con don Armando Benatti dà vita all’Opera Realina.

Fallita questa iniziativa sociale e religiosa, anticipatrice per certi aspetti della futura Nomadelfia, lascia Carpi e si ritira presso don Giovanni Calabria a Verona, riprendendo gli studi.

Nel dicembre 1929 si laurea in legge presso l’Università Cattolica di Milano. Nei giorni di Natale decide la sua vocazione: entra in seminario nel gennaio 1930 e dopo meno di un anno, il 6 gennaio 1931, celebra la Prima Messa nel Duomo di Carpi.

Questa non è la registrazione di un colloquio sul problema di Dio: è il resoconto dell’incontro con un uomo, sacerdote, che vive e opera nella luce di Dio, nell’ispirazione di Dio. Un sacerdote scomodo, la cui vita è un “romanzo” che in qualche modo ci coinvolge tutti, credenti e non credenti, perché ci costringe a riflettere su quello che è il messaggio più autentico, più profondo del cristianesimo.

Infatti egli ci propone un modello di organizzazione sociale che è un’alternativa radicale alla società che abbiamo costruito e che, secondo lui, dopo aver alienato l’uomo, lo sta ora conducendo al disastro.

Come è scritto nel “romanzo” della sua vita…

PRIMA DI TUTTO IL RIFIUTO DELLA SCUOLA

“Io sono figlio di contadini e sono nato in un paese, Fossoli di Carpi, dove la maggioranza della gente era molto ma molto povera. Non si faccia perciò di me un’idea troppo “delicata”.

Da bambino sono stato un ribelle. Prima di tutto ho rifiutato la scuola.

… Scelsi come scuola la vita. Scelsi di stare con la gente… La situazione generale, lì a Fossoli, non era una situazione cristiana. Tra i poveri e i ricchi c’era un abisso. Io mi sentivo dire sempre: “Fortunato te”. E la cosa non mi piaceva.

Non sopportavo questa civiltà…

Fu principalmente per questo che rifiutai la scuola, quella scuola che mi appariva come una specie di riserva dei ricchi.

HO CAMBIATO CIVILTÀ

“A diciassette anni fui chiamato alle armi, venni mandato al fronte dove l’umanità si scannava. Congedato dopo Vittorio Veneto, nel 1920 tornai ad indossare la divisa militare per il servizio di leva. Ed ecco che a Firenze, al Terzo Telegrafisti, m’imbattei in Barabba.

Barabba?

Io lo chiamavo così, non ricordo il suo nome vero. Era un anarchico, uno che veniva dalle parti di Carrara. Un giovane molto simpatico, istruito anche. Di sicuro era uno che ne sapeva più di me.

Diventammo amici, ma amici di un’amicizia rissosa. Stavamo sempre lì a battagliare. Lui diceva che il cristianesimo era un ostacolo al progresso umano, io ribattevo: “Bada che Cristo è più rivoluzionario di te, bada che di fronte a Cristo tu ei un borghese”.

Una volta ci scontrammo in camerata, giudici i nostri compagni. Inutilmente ce la misi tutta per fare trionfare le mie idee: l’anarchico aveva la lingua affilata, citava la storia e la storia pareva proprio che gli desse ragione.

Finì che egli l’ebbe vinta su tutta la linea.

Allora, tra gli schiamazzi e gli scherni di chi mi giudicava sconfitto, mi ritirai nella stanza di un sergente mio amico e lì caddi a terra di schianto, svenuto.

Quando ripresi i sensi mi sentivo come uno straccio. Invano mi dicevo che quelle dell’anarchico erano balle. Una voce dentro di me gridava che lui aveva ragione, che l’unico modo di smentirlo era quello di cambiare il mondo nel nome di Cristo.

E allora?

Decisi di rimettermi a studiare per non correre più il rischio di essere così clamorosamente battuto. E scelsi le materie: teologia per approfondire la conoscenza della mia religione, legge per capire come fanno i ricchi a fregare il popolo…

E suo padre?

Mio padre venne un giorno a Firenze per discutere la cosa.

 Lui mi offrì di prendermi una tenuta nel mantovano. “Là potrai fare quello che vuoi – disse -. Magari trovi una brava ragazza e ti sposi”.

Lasciai cadere la proposta.

D’ora in avanti – risposi – non intendo fare né il servo né il padrone: ho cambiato civiltà”.

Giuseppe Grieco

(GENTE, Milano, 20 giugno 1980)

IL PAPA È CON TE

Avevo venticinque anni quando fu ricevuto insieme con altri cinquemila giovani dal Papa Pio XI. A quel tempo si distingueva come “rivoluzionario” tra la gioventù cattolica e questo, forse, era noto anche al Papa.

Avvenne comunque che dopo il rituale bacio dell’anello Pio XI ritornò sui suoi passi e fermatosi dinnanzi al giovane gli disse: “Il Papa è con te”.

Saltini studiava all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e solo dopo una lunga e meditata riflessione scelse la strada che sentì come l’unica da percorrere per essere se stesso.

Renato Giuntini

(SETTIMO GIORNO, Milano, 16-1-1962)

LA PRIMA MESSA E IL PRIMO FIGLIO: BARILE

Si fece prete a trent’anni comprendendo di poter diventare ancora più indomabile nella difesa degli altri “con la forza del sacerdozio”. Ma ci pensò sopra molto.

Restò sette giorni a discutere con un gesuita, e l’ottavo, chiuso con una gran scorta di sigarette in una camera, meditò fissando il Crocifisso. “Sei di legno! Solo di legno!”. Gli gridava. E fumava. E si stendeva sul letto. E ricominciava: “Sei di legno!”.

Finché gli si legò, mani e piedi. In un anno meno sei giorni, era consacrato. E fu proprio alle autorità di Carpi, ansiose di dare risalto alla sua Prima Messa, che propose un patto: “Celebrerò davanti a tutti se proprio in mezzo a voi, vestito a festa, ci sarà un ragazzo di diciassette anni appena uscito dal carcere”. Il ragazzo fu ammesso e rivestito. Era di fianco al tenente dei carabinieri in fascia e sciabola.

Quando don Zeno scese l’altare, lo abbracciò per primo col dirgli: “Davanti a Dio ti prendo come figlio”. Più tardi, al gran pranzo, lo volle accanto.

Cominciava così la sua paternità a tempo pieno che, da allora ad oggi, gli avrebbe colmato l’esistenza di figli grandi e piccoli: prima i Piccoli Apostoli – li chiamò così quand’era viceparroco a S. Giacomo Roncole, vicino a Mirandola – poi i Nomadelfi.

Giorgio Torelli

(EPOCA, Milano, 3 settembre 1972)