LA GUERRA IN ITALIA (1943 - 1945)

Dopo l’8 settembre 1943, quando i tedeschi occupano l’Italia, don Zeno, che già prima era stato arrestato e denunciato al Tribunale militare, riesce ad attraversare il fronte e a raggiungere la zona libera del Sud.

A S. Giacomo l’Opera, affidata a don Enzo Bertè, ancora oggi sacerdote in Nomadelfia, è duramente perseguitata e, verso la fine del 1944, si tenta di disperderla. Molti dei giovani Piccoli Apostoli partecipano alla Resistenza, in montagna e in pianura, coi partigiani cristiani delle Brigate Italia.

Sette non torneranno: di essi tre giovanissimi ed un sacerdote, don Elio Monari, uccisi dai nazi-fascisti.

Don Zeno, dopo aver contribuito nel Sud al sorgere di alcune iniziative che ancora vivono (a Casapesenna di Caserta e a Piedimonte Matese), riesce a ricongiungersi con i figli il I maggio 1945 e subito il C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale) di Mirandola lo nomina vicesindaco e commissario agli alloggi.

1943-1945 - storia nomadelfia
IL PRECURSORE

Don Zeno afferma sorridendo di non aver mai fatto della Resistenza (il che non è esatto perché la Resistenza ebbe radici assai lontane), e se è vero che dovette passare il fronte fin dal settembre 1943, è altrettanto vero che lasciò alle sue spalle una vasta schiera di giovani (i suoi Piccoli Apostoli, sacerdoti o laici che fossero) la quale diede senza esitazione e con generosità un largo contributo alla resistenza modenese perché era stata formata dal costante esempio del coraggio morale e fisico del suo fondatore.

E quando sei giovani… Vennero tratti al martirio proprio davanti alla Parrocchia di S. Giacomo Roncole, proprio davanti al famoso “Casinone” dove aveva avuto inizio concreto la grande opera della futura Nomadelfia, tutti compresero che la scelta di quel luogo era stata fatta in isfregio a lui, che non aveva potuto essere catturato.

Ma la decisione crudele che lasciò penzolare per alcuni giorni i corpi dei sei impiccati dinanzi agli occhi inorriditi dei bimbi ricoverati nell’Opera, fu anche il tacito riconoscimento da parte nemica che il precursore, l’ispiratore morale della resistenza cattolica carpigiana era proprio lui: don Zeno Saltini.

Ilva Vaccari

(opera citata, pag 31)

DOPO QUELLA STRAGE

Furono uccisi nel 1944, dopo che nel seminario di Nonantola, in seguito ad una perquisizione, venne trovato l’ufficio impiantato dai Piccoli Apostoli per preparare documenti falsi ad ebrei e perseguitati politici, e saltarono fuori i timbri, le fotografie, le carte filigranate. Due i sacerdoti arrestati, sette i giovani seviziati e uccisi, mentre su don Zeno fu messa una taglia: mezzo milione a chi l’avesse preso, vivo o morto.

Dice don Zeno: “La cosa che più mi faceva sanguinare il cuore era di dover sopravvivere ad essi; quel poco di consolazione umana che ancora avevo provato nonostante i sacrifici durissimi nei primi anni della mia opera, l’avevo perduto per sempre. Dopo quella strage io mi sentivo soltanto un superstite”.

Camilla Cederna

(L’ESPRESSO, Roma, 21 gennaio 1962)

SANTIFICARE TUTTE LE FORME DI VITA DEL POPOLO

Furono qualcosa di più di intimorimenti gli arresti, le percosse, le lunghe detenzioni che subirono… Don Beccari, don Tardini, don Manicardi, e il martirio di don Monari…

Essi erano rei di essersi dedicati a “praticare in modo eroico il mandatum novum”, a “immolarsi corpo e anima per santificare tutte le forme di vita del popolo, percorrendo e precorrendo l’indole e l’esigenza dei tempi” come li impegnava lo “Statuto dei Sacerdoti Piccoli Apostoli”, creato nella notte dal 2 al 3 febbraio 1943, da “sacerdoti carpigiani, modenesi e un piacentino, seguaci di don Zeno, che vegliarono tutta la notte per redigerlo”.

Diciamo la verità, quanti di noi sapevano che fin dall’inizio del 1943, e certo a conclusione di lunghe tormentate, meditate decisioni, umili preti fossero già tanto assillati dal rinnovamento che urgeva insistentemente alle porte del mondo civile e religioso, da impegnarsi, in un solidale vincolo di parentela soprannaturale, a “percorrere e precorrere l’indole e l’esigenza dei tempi”, che li avrebbe fatalmente portati, al momento opportuno, fra le file della Resistenza?

Ilva Vaccari

(opera citata pp. 44-45)