IL MOVIMENTO DELLA FRATERNITÀ UMANA (1950)

Nell’agosto 1950 “La giusta via”, organo di Nomadelfia, esce in edizione straordinaria con il testo della proposta sociale del “Movimento della fraternità umana”. I nomadelfi propongono al popolo un movimento politico che promuova, con la pacifica rivoluzione delle urne, una vera “democrazia diretta” e l’abolizione di ogni forma di sfruttamento del capitale privato o dello Stato. Dopo una serie di discorsi di don Zeno in Emilia viene organizzato nell’ottobre un primo congresso regionale a Modena, al quale prendono parte 1700 delegati di varie province.

Nel 1951 don Zeno parla anche a Torino, Milano, Siena, Brescia e Verona, ma l’ostilità delle forze politiche al governo e di alcuni ambienti ecclesiastici blocca l’iniziativa, mentre nubi minacciose si addensano su Nomadelfia.

IL CONGRESSO DI MODENA

Di lì a poco don Zeno comincerà a parlare anche sulle piazze di Verona, Modena, Torino, in tutti i paesi della bassa modenese, del basso mantovano, del ferrarese e del reggiano: al congresso di Modena ci sono 1750 rappresentanti delle province e i poliziotti appoggiano il mitra ai muri per discutere anche loro nei crocchi.

Si tratta di un nuovo movimento proposto da Nomadelfia e fondato sulla solidarietà umana…

Camilla Cederna

(L’ESPRESSO, Roma, 21 gennaio 1962)

SOLLEVAVA ONDATE DI ENTUSIASMO

… Di piazza in piazza, anche otto paesi in un giorno, gridava: “Se mandate ancora dei rappresentanti alla Camera, siete dei bei cucchi. Dovete fare le leggi voi, il popolo. E tutti quelli che spedirete alla Camera saranno i nostri postini, non i nostro padroni. Non dategli poteri in mano. Van su, su: sono già scomparsi come i fuochi artificiali. Non cominciano daccapo, perché i nostri cosiddetti rappresentanti sono dei nuovi dittatori. Fanno loro le leggi ed è così che ci fregano tutti.

Invece noi, come popolo, la legge facciamo presto a farla. Devono mangiare tutti? Sììì. Votata la legge. Si deve massacrare la gente? Nooo. Si fa presto a legiferare. Vanno educati i ragazzi? Sììì. Siamo tutti d’accordo. Bisogna essere pagati secondo giustizia? Si capisce. Le leggi così sono bell’e fatte. Anche se poi voi stessi cercherete di violarle, non è che non le sappiate fare”.

Sollevava ondate di entusiasmo. I contadini lo seguivano in bicicletta di piazza in piazza. C’era chi ascoltava tutti i discorsi di una giornata, sempre metà in italiano e metà in dialetto.

I partiti si impaurirono. Qualche politico barò. Andò a dire ai campagnoli ingenui: “Certo che anche noi siamo con don Zeno e con la sua idea di fare ”dò mùcc”, due mucchi: il nostro partito e gli altri”.

La confusione crebbe. Forse i tempi non erano maturi. Il ministro degli Interni si adombrò, pare che De Gasperi si dolesse, di quel prete comunitario, con la Santa Sede.

Giorgio Torelli

(EPOCA, Milano, 3 settembre 1972)