AUGURI PER UN SANTO NATALE

Siamo chiamati a rivivere il mistero del Santo Natale. Proprio di un mistero si tratta, è incomprensibile che Dio si sia fatto così “ultimo”… Con un testo di Don Zeno del 1965, vi porgiamo gli auguri per un SANTO NATALE.

“A Natale si fa gran festa perché è nato Gesù, ma per Maria e Giuseppe è stata una brutta notte: nessuno li ha accolti e li hanno lasciati fuori. Gesù nasceva in una stamberga e sarebbe morto su una croce come uno schiavo.

Cosa è venuto a fare Gesù? È venuto a dirci che dobbiamo amarci come lui ha amato noi e ci ha dato l’esempio, perché come figlio di Dio poteva nascere ben diversamente.

Il Natale ci ricorda questo: Cristo si è messo alla pari dei più infimi, dei più abbandonati.

È bello andare ad assistere i poveri, ma è difficile farsi fratelli, mettersi alla pari, essere come loro: questo è il difficile del cristianesimo”.

È la festa di Gesù che si incarna in un’umile famiglia.

La notte di Natale del 1941 è stata vissuta con un avvenimento che ha segnato una svolta e un cambiamento per quanto riguarda l’infanzia abbandonata. In quella notte infatti a Irene, giovane ragazza di 18 anni, vennero affidati i primi figli con le parole che disse Gesù dalla croce: “Donna, ecco tuo figlio, figlio ecco tua madre”.

Vogliamo ricordare quella notte con le parole commosse di don Zeno, augurando che tante mamme si aprano ad accogliere la vita.

Il Natale per noi è una grande festa. La notte di Natale è nata la prima famiglia in Nomadelfia, e fu quella di Irene. Fu dopo la Messa di mezzanotte, venne il parroco nelle nostre case. E proprio giù, in quella saletta che c’è a sinistra dello scalone del palazzo, lì fu tutto addobbato a festa e fu il parroco ad affidare a Irene i figli. Dodici erano e don Vincenzo fece lo stesso ragionamento, disse: “Questa è una maternità che non è dall’istinto ma è dalla fede”.

Il vescovo infatti, il giorno dell’Immacolata precedente, le aveva detto: “Il vescovo è con la tua vocazione”.

EPIFANIA 1931-2019

Sono passati 88 anni dall’Epifania del 1931 ma, vogliamo ricordare e rivivere quel giorno perché ha segnato un cambiamento radicale per quanto riguarda l’accoglienza. Il giovane Zeno, alla vigiglia della sua prima messa, aveva promesso a Dio di non fare mai un collegio ma di offrire invece ai bambini che raccoglieva in canonica, una famiglia. Proprio durante la celebrazione solenne della sua prima messa, in duomo a Carpi, volle tra le autorità, vestito a festa, un giovane appena uscito dal carcere. Lo prese come figlio e da quel giorno la sua paternità verso Danilo e i giovani che accolse, non venne mai meno.

Vogliamo ricordare questo giorno importante per Nomadelfia e per l’umanità con le parole di don Zeno:

“In quella circostanza mi assumevo come figlio un diciottenne appena uscito dal carcere. Facevo una rivoluzione perché superavo il concetto di assistenza. Mi sprofondavo in questo ardito atto di fede nel cuore del popolo per farmi padre, fratello, amico dei suoi figli più rovinati.

Lo prendo come figlio: sposo la Chiesa e così le faccio partorire un figlio di quelli molesti.

È rinato un uomo al mondo: “non sono nati dal sangue, né dall’istinto, né da volontà di uomo, ma sono nati da Dio” (Gv 1,13).