ULTIME PAROLE DI DON ZENO (dopo aver ricevuto l’Unzione degli infermi) Nomadelfia 13 gennaio 1981 – ore 7

A me piacerebbe partire per la vita eterna. Signore, sia fatta la tua volontà… E facciamola insieme. Abbiamo donato al mondo il mondo nuovo, che da millenni ha cercato voi e voi l’avete trovato.

L’avete trovato, altroché!

Ho letto alcuni brani di quelle ragazzine lì, che hanno fatto ieri… Ieri sera è stato…; quelle sono un mistero, quelle ragazzine lì; un grande mistero, grande dono a Dio, all’umanità. La vita… Questa è la vita! La vita… Mah! Io non la sto a giudicare: la vivo.

Quanto dolore che ho addosso! Quanto dolore!

Il dolore…

Monsignor Pranzini mi chiamò una sera: “Sai cos’è il dolore?”.

Come ci ho pensato, sono stato in silenzio molto, poi dissi: “Non lo so”.

…e dopo molti giorni: “Lo saprai!”.

E sono crollato così alla svelta… Mah!

Eh! Signore mio caro… E io ti sono sempre stato fedele. Ho fatto dei peccati, ma li ho spazzati via come il vento nella neve.
 …E, se riesco… Farò quello che il Signore vuole, se vuole che torni daccapo… Ma ho sempre fatto la tua volontà.

Non so neanche se sto morendo, se sto male, molto o poco, non so, non so niente.

Sto bene nella sofferenza.
Non ho mai pensato da ragazzo che mi piacesse la sofferenza, eppure mi è piaciuta… Entrare in quell’orbita misteriosa lì…
E poi la questione è che non sono mica moribondo…

Tutte le volte che ho sofferto molto ho sempre pianto la finale: “Perché tornare al mondo?”. Dice: “Perché tornare al mondo?”, quando uno…

Mah!… Se vado di là, vengo a passeggiare di qua. Va bene… Va bene così?

E se invece si deve continuare, andiamo, continuiamo.

Soffro molto.

Mi ha chiesto una volta Monsignor Pranzini: “Sai cos’è il dolore?”.

E io gli ho chiesto: “No. Cos’è?”.

E dopo mi ha detto: “Lo saprai”.

Quello che posso dire è che io ho conosciuto sulla terra un mondo nuovo, i figli di Dio, i veri figli di Dio: li ho trovati sulla terra… E li trovo in Cielo. Se il Signore mi chiama adesso io lo ringrazio, se mi chiama domani è la stessa cosa, se devo riprendere è sempre la stessa cosa. Quello che è miracoloso è che il Papa ha lanciato nel mondo il messaggio di Nomadelfia, e quello è la salvezza del mondo.

Mi fa male il cuore, molto.

Farete cose che nessuno ha mai pensato, e le avete già fatte, grandi cose.
Il mondo avrà bisogno e ce l’ha… Nomadelfia… Ne ha bisogno e il Signore ha bisogno di Nomadelfia: il Signore ha bisogno di noi. Sempre, di qua e di là.

E gli abbiamo fatto un piacere, a servirlo, ad amarlo.

Avremo peccato, avremo fatto quel che si vuole, ma la realtà è che noi siamo grandi amici di Dio, e l’abbiamo amato.

Io non conosco le misure di Dio, perché è infinito, però umanamente parlando, l’abbiamo misurato e l’abbiamo abbracciato e lo abbracciamo.

Questo pare che sia un testamento; se lo è, ringrazio il Signore… E se non lo è, continuiamo.

Mah! “Gesù Salvatore del mondo proteggi Nomadelfia, affinché anch’essa nella Tua Chiesa… Ti sappia seguire…”

Beh! Adesso sto male, ma se anche riprendo la vita lo faccio volentieri: il Signore lo sa. E i miei figli sono dei santi, sì sono dei santi. E i miei figli teneri, tutti, hanno preso in mano l’universo, e non lo molleranno più. Chi l’ha visto quell’opera: “…ecco il mondo…”. È il Falstaff? “Ecco il mondo!”
L’abbiamo in mano noi il mondo, l’ha dato a noi. Avete visto, è venuto fin qui da noi. Ce l’ha dato di qua e di là. Questa è la vita!

Eppure soffro tanto!

Monsignor Pranzini mi ha chiesto un giorno, mi ha chiamato: “Sai cos’è il dolore?”.

Sono rimasto senza parola.

Sai cos’è il dolore?… “Lo saprai”.

Va bene!

Il mondo è vostro cari figli e l’amore è vostro. E siete degni!

Se riprendo la vita ancora adesso, tiro avanti, e se vado di là…
Mah! Mi sembra di essere già mezzo di là; ho la sensazione di essere mezzo di là…
Una cosa è certa, che abbiamo brancato il mondo, l’abbiamo in mano noi. L’abbiamo in mano noi.

La Chiesa! È venuta da noi, Madre nostra ed è rimasta contenta, soddisfatta e pronta. Avete in mano il mondo.

Mah!… non è un “mah!” di dolore però.

"Cupio dissolvi et esse cum Christo".

Abbiamo dato il mondo al mondo, alla Chiesa, in questi giorni qua…

Vedo la faccia di don Silvio… Caro don Silvio, non ho parole per te, perché per te c’è una sola parola: “Grazie che sei stato un santo e sarai un santo”. Doni al mondo un’apertura, un bel chapiteau che ti sei guadagnato. L’hai strappato al mondo e lo doni al mondo. Che cosa grande che hai fatto!

Ma io sto male, però, sto male.

“Sai cos’è il dolore?” mi disse Pranzini.

“Mah! Non lo so”.

“Lo saprai”.

Non è questo il dolore, questa è una gioia di anime vive. Siete un mazzo di fiori del Cielo.

Questo è vero!

E io sono rimasto nel dolore, che mi pizzica in una maniera…

E, se me la cavo… perché non son mica morto.

Che io proprio possa dire sempre nell’anima mia: “Cupio dissolvi et esse cum Christo”, quello l’ho detto spesso.

E sono andato con Lui e son con voi; con Lui e con voi è la stessa cosa! Se continuiamo, continuiamo; se invece… io devo continuare, continuerò.
Che io stia molto male è un fatto; son preso da dolori tremendi… e la gioia di aver amato tanti bei figli, buoni.
Mah!… È giusto dire: “Sia fatta la Sua volontà” perché non saprei in che cosa possa consistere la mia volontà. Quale volontà? Mah!… Questo sarà un testamento, sarà un incontro, sarà…

Va’ pure Signore tra i miei figli, va’: porta la Tua luce, la Tua vita.

Se permettete io mi riposo perché sto poco bene. Io vi ho sempre visti e sentiti nel mio cuore, e questo lo avrete sempre.
Vi benedico tutti e dormo, ma non dormo.