Sabato 9 novembre una rappresentanza di Nomadelfia si recherà in Tanzania per valutare le modalità della presenza in loco di un gruppo di famiglie per alcuni anni.

I rapporti con il monastero benedettino di Mvimwa sono iniziati nel 2016 con la visita dell’abate Denis Ndomba a Nomadelfia. Rimasto fortemente colpito dall’esperienza vissuta, nei giorni successivi scrive una lettera invitando Nomadelfia ad una collaborazione fattiva con i monaci per portare la vita comunitaria tra le famiglie cristiane legate al monastero. L’anno successivo una prima delegazione si reca in Tanzania. Pochi mesi dopo il nuovo abate Pambo Martin Angelica Mworke conferma la volontà di proseguire la collaborazione con Nomadelfia e invia per alcuni giorni una rappresentanza del monastero. “Siamo lietissimi di questa iniziativa. Come un segno della nostra nuova pagina comune di vita e segno del nostro cammino insieme su questa terra. […] Le parole che accompagnano i nostri cuori sono SIMUL EAMUS = ANDIAMO INSIEME”. Nel 2018 il nuovo abate scrive invitando la comunità di Nomadelfia e assicurando la propria disponibilità a mettere a disposizione alcuni ambienti: “Scrivo questa lettera con piena convinzione che questo progetto è il piano di Dio. […] Cominciamo coraggiosamente e andiamo avanti”. I Nomadelfi iniziano un periodo di riflessione e di preghiera che li vede impegnati fino alla Pentecoste 2019. A maggio dello stesso anno è provvidenziale la visita dell’abate Pambo a Nomadelfia: “Io sono personalmente convinto che questo è un piano di Dio. […] Siamo nei passi del discernimento profondo”. L’invito è quello di esprimere ognuno il proprio parere, cercare di capire prima di prendere una decisione, ma poi mettere tutto nelle mani di Dio, perché “non siamo noi che decidiamo, ma il Signore che ha voluto questo cammino e noi siamo solo strumenti per portare la sua volontà”. Sono passati tre anni dal primo incontro, c’è voluto del tempo e tanta preghiera per leggere i segni del Cielo. A giugno 2019 i Nomadelfi riuniti in assemblea rispondono positivamente all’invito del monastero. La decisione unanime presa da tutta la popolazione è per noi la conferma che siamo sulla strada giusta.

Scriveva don Zeno in una dimidia hora del 1938: “Iddio ha le sue ore. È un fatto che nella vita dell’apostolato non bisogna perdere di vista. E le ore di Dio sono chiarissime all’anima che sa aspettare ed agire nella tranquillità dell’abbandono a Lui. […] Indovinare l’ora di Dio e agire in ordine ad essa. Ecco lo spirito esatto dell’apostolato. Solo così si è coltivatori sapienti nella vigna del Signore”.

Si apre oggi questa nuova pagina comune di vita, una pagina bianca che vorremmo fosse scritta dalla mano del Signore. In questo momento importante vi chiediamo un aiuto particolare nella preghiera, perché questo cammino che si apre sia a beneficio non solo di Nomadelfia e dell’abbazia di Mvimwa, ma di tutta la Chiesa e di tutta l’umanità. In fondo, se è il Signore a chiamare, non dobbiamo preoccuparci troppo ma piuttosto occuparci e fidarci di Lui, perché davvero noi non siamo altro che custodi, i piccoli custodi di una grande proposta, che a pensarci bene è prima di tutto una bella promessa per tutti coloro che vogliono mettersi in cammino sulle orme di Gesù: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.