Quest’anno il 10 settembre vivremo il periodico cambiamento dei gruppi familiari . Attraverso il cambiamento dei gruppi familiari, Nomadelfia vive una ripartenza nello spirito, nella fraternità, nella povertà e nella libertà.

Nel 1954, in una notte di Marzo, sferzata dalla tramontana, due uomini camminavano per le stradine di Nomadelfia: uno parlava, gesticolava, pregava, si domandava cosa fare, l’altro pazientemente ascoltava il padre e i suoi tormenti per trovarne una soluzione. Il padre era don Zeno, allora era laicizzato, aveva affrontato la laicizzazione pro-grazia proprio per stare vicino ai suoi figli, per aiutarli a crescere, per non abbandonarli nella tempesta della persecuzione. Il figlio era Gino, uno dei primi volontari che si erano affiancati all’Opera Piccoli Apostoli trasformatasi poi, nel 1948, in Nomadelfia.

Il tormento del padre si poteva riassumere in poche parole: le famiglie di Nomadelfia, anche se aperte all’accoglienza dei figli, erano egoiste. Proprio così, ognuna pensava alla propria famiglia, erano cariche di figli è vero, ma ogni famiglia era a sé.
Come si può vivere la fraternità, questo infatti è il significato e il programma Nomadelfia, se ogni famiglia, per quanto eroica, vive per sé?

La tramontana soffiava forte, era difficile ascoltare, ma don Zeno continuava, parlava più con Dio che con Gino. Finalmente l’illuminazione. Rivide la famiglia patriarcale nella quale era nato e cresciuto. Vivevano insieme al nonno cinque fratelli con le rispettive famiglie, in tutto erano 35. La necessità, l’interesse economico li aiutavano a stare insieme, a sostenersi vicendevolmente. Don Zeno riprese quell’immagine e vide che non più l’interesse avrebbe unito le famiglie, ma lo spirito: “Non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1,13).

Nei giorni seguenti radunò la popolazione e spiegò l’importanza del passo che avrebbero dovuto compiere per vivere la fraternità non solo a livello personale e familiare, ma anche sociale e politico. Non più famiglie isolate ma unite in un vincolo più ampio e universale. Nascono così i gruppo familiari: quattro o cinque famiglie che condividono la vita, l’educazione dei figli, il lavoro, i pasti.

Dal 1954 tanto tempo è passato e Nomadelfia ha camminato. Nel 2011, il gruppo familiare è diventato eucaristico. Nella casa centrale di ogni gruppo, infatti, c’è una piccola cappella con la presenza di Gesù Eucaristico. Vive con noi, noi viviamo con Lui, cerchiamo ogni giorno di farlo nostro compagno di viaggio. E’ sempre pronto ad accoglierci, perdonarci, spronarci, incoraggiarci. A nostra insaputa agisce, basta lasciargli spazio, mettersi in ascolto, non indurire il cuore. Sognando questo passo don Zeno diceva: “Questo risponde alla necessità, alle esigenze che il gruppo familiare sia veramente una specie di tempio, cioè un ambiente sacro; nel quale si viva la fraternità sul piano della vita di Cristo, che dobbiamo ripetere in noi medesimi per essere veramente figli di Dio e per essere veramente rivoluzionari della “Rivoluzione della bontà e della vera giustizia”. (7/8/10/76)

Proprio quest’anno vivremo, dopo una giornata di ritiro il “cambiamento dei gruppi”. Ogni famiglia andrà in un altro gruppo familiare con altre famiglie, portando solo gli effetti personali, i gruppi rimarranno arredati, pronti ad accogliere altre famiglie.

Questo “scombussolamento” che avviene ogni tre anni ci aiuta a rinnovarci per ripartire da capo.

È importante staccarsi dalle cose, vivere la libertà, perché la forza e la ricchezza non dipendono da ciò che possediamo, è poter contare sul fratello, non sentirsi soli né abbandonati.
Un altro aspetto fondamentale è la fraternità, dobbiamo viverla con tutti. La Presidenza compone i gruppi familiari, non scegliamo con chi andare e dove andare. La disponibilità e l’ubbidienza sono pilastri della vita comunitaria.

Il cambiamento del gruppo familiare ci offre l’opportunità di rinascere: ripartire nei rapporti personali …”le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove”.
Quest’anno il Signore ci invita alla formazione di un nuovo gruppo familiare che si stabilirà in Tanzania, nei pressi del monastero benedettino di Mwimva.

Il Signore ci chiede questo passo che è espressione del suo amore: verso di noi e verso tutti gli uomini. Il messaggio che porta Nomadelfia, non è nostra proprietà, dobbiamo viverlo con semplicità, disponibilità e dedizione perché è il messaggio che Dio vuole trasmettere ad ogni creatura. L’amore fraterno è come l’aria tiepida della primavera, risveglia i cuori induriti dall’inverno della solitudine, dell’egoismo, dell’indifferenza; senza violenza, ma con la forza irresistibile di Dio, trasforma l’uomo.