LA SCUOLA VIVENTE

La scuola è un momento importante del processo educativo; un momento che va al di là della semplice istruzione. La scuola familiare di Nomadelfia non vuole formare dei Nomadelfi, ma dei cittadini equilibrati, onesti e responsabili, che sappiano inserirsi con serenità nel tessuto sociale. Il nostro modello pedagogico è chiamato “scuola vivente” perché mira ad una formazione che prepari alla vita, rifiutando ogni forma di nozionismo.

Anzitutto, l’insegnamento della Scuola Familiare di Nomadelfia è basato sulla solidarietà e sulla collaborazione. A scuola si trasmettono valori universali come la fraternità, la giustizia, la generosità, la solidarietà.

L’istruzione viene intesa come una valorizzazione dei propri talenti, come servizio all’umanità e non come strumento di ascesa sociale. Si educano i ragazzi a sentirsi personalmente responsabili e coinvolti in tutti gli aspetti della vita familiare, comunitaria e sociale. La scuola familiare di Nomadelfia insegna a valorizzare ogni persona. Nell’insegnamento, si cerca di rispettare i tempi del ragazzo, valutare le sue esigenze formative particolari, valorizzandone le specificità, sviluppando tutte le competenze, anche quelle pratiche e socio-relazionali.

Questo vale in modo particolare per quei bambini che presentano problemi nell’apprendimento. I bambini imparano a confrontarsi con i compagni senza competizione. Nella scuola di Nomadelfia non si danno voti, ma ci si confronta con le famiglie per considerare anzitutto dell’impegno del ragazzo. Anche nel confronto con l’adulto, il rapporto è una continuazione della maternità e paternità che si vive al di fuori dell’aula. È un rapporto meno gerarchico, più paritario, nella convinzione che da un fratello si impari più che da un superiore. Al termine di ogni ciclo scolastico, i ragazzi sostengono l’esame finale presso la scuola pubblica come privatisti.

PER SAPERNE DI PIU’

Secondo la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, Art. 26, i genitori sono i protagonisti dell’istruzione dei figli. A loro spetta il diritto e il dovere di esserne partecipi e corresponsabili.

Questo diritto è riconosciuto anche dalla Costituzione italiana, salvo restando il diritto dello Stato di verificare la validità della formazione e della maturità raggiunta, a garanzia del minore stesso.

Anche il documento conciliare Gravissimum educationis, al n. 3 sostiene: “I genitori, poiché han trasmesso la vita ai figli, hanno l’obbligo gravissimo di educare la prole: vanno pertanto considerati come i primi e i principali educatori di essa.

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