Cosa spinge l’uomo a collaborare? Mi piace pensare insieme a don Zeno che la propensione a farsi fratelli sia una componente imprescindibile della natura umana. Le grandi tragedie collettive, come guerre, carestie e terremoti, hanno il potere di far uscire a volte il peggio dell’umanità, ma spesso anche il meglio. Il riconoscersi tutti universalmente ed egualmente vulnerabili ci spinge a riconoscere anche il reciproco bisogno che abbiamo l’uno dell’altro. Questo è accaduto anche con l’esplodere dell’emergenza Covid-19. Mai come oggi ci siamo resi conto di essere tutti sulla stessa barca, come ci ha ricordato Papa Francesco.

Ma cosa vuol dire farsi fratelli? Si potrebbe rispondere che la fraternità consiste nell’essere utili gli uni agli altri. Questa è la logica della mutua assistenza: io ti aiuto perché tu mi aiuti. Si tratta sicuramente un aspetto importante;  ma, don Zeno ci insegna, la fraternità non può ridursi a questo. Questa logica infatti non è sufficiente in momenti di emergenza, quando l’economia e la società si trovano impreparate a causa di un evento imprevedibile. Che fare quando le mascherine e i disinfettanti presenti sul mercato non sono sufficienti per tutti? Ancora peggio, la logica della mutua assistenza  non basta quando il sistema economico è distrutto, quando mesi di inattività hanno spinto migliaia di famiglie sull’orlo della povertà. In questi casi diventa fondamentale ed urgente la logica della gratuità: non ti aiuto perché tu mi aiuti, ma ti aiuto e basta, con tutti i mezzi disponibili. Questa è la fraternità di cui abbiamo bisogno oggi.

La buona notizia è che queste forme di gratuità si sono già attivate in tutto il mondo. Mi viene in mente la storia di due fratellini della provincia di Arezzo che, rimasti soli in casa a causa del Covid, sono stati assistiti a turno dai genitori del paese. Mi vengono in mente ristoranti e supermercati che periodicamente distribuiscono pasti gratis. Mi viene in mente Avi Schiffman, uno studente diciassettenne di Seattle che ha aperto gratuitamente un portale di consultazione per diffondere le notizie sul virus, distinguendo le fonti affidabili da quelle non affidabili. Quando gli sono stati offerti 8 milioni di dollari per venderlo, Avi ha risposto: “Non voglio speculare su una tragedia. Molti mi dicono che me ne pentirò, ma ho altro in mente”. Mi viene in mente Maria Clara Magalhaes, giovane imprenditrice brasiliana che ha creato una app gratuita che consente di mettersi in contatto per scambiarsi gratuitamente beni di prima necessità. Mi vengono in mente i numerosi ricercatori che hanno reso immediatamente disponibili i risultati delle proprie ricerche sul virus, rinunciando ai vantaggi derivanti da eventuali pubblicazioni che avrebbero richiesto tempi più lunghi. Mi vengono in mente i molti economisti, virologi e filantropi, che gridano a gran voce che il futuro vaccino anti-covid sia fornito gratuitamente. Mi viene in mente la campagna italiana contro la riapertura delle sale scommesse, che ogni anno mandano sul lastrico migliaia di famiglie.

Tutto il mondo, cattolico e non, sta manifestando questa grande voglia di fraternità, una fraternità guidata anzitutto dal principio di gratuità. Se il dopo Covid deve vedere un mondo nuovo, questo mondo dovrà essere costruito sulla gratuità.