Gesù non solo splendore Eucaristico ma pianto di tante mamme e babbi

Giu 8, 2023

Abbiamo chiesto a Mario e Angela, una coppia di Nomadelfia che si trova in Tanzania per iniziarea costruire un “gruppo…

Abbiamo chiesto a Mario e Angela, una coppia di Nomadelfia che si trova in Tanzania per iniziare
a costruire un “gruppo familiare”, di raccontarci come vanno i lavori e come vivono la fraternità
con la popolazione


Il 3 giugno è stato l’anniversario del primo anno di vita vissuto da Nomadelfia in Tanzania. Siamo partiti da casa con tanto entusiasmo e con il grande desiderio di far conoscere, come è possibile vivere in questa meravigliosa regione la fraternità.
E con il tempo, conoscendo e imparando tanto da questa popolazione, l’entusiasmo si è rinforzato nel vedere quanto sia importante portare nella nostra vita il Vangelo. L’abate Pambo ci sprona continuamente a tener viva la speranza dei valori della famiglia. I figli sono un dono di Dio e una grossa responsabilità nell’educazione: vanno seguiti, educati, perché sono la speranza di un mondo futuro migliore.
Viviamo la fraternità con i monaci benedettini di Mvimwa, non come ospiti ma come fratelli alla pari in un nuovo monachesimo, solido e spirituale. Ricordo che appena arrivati l’Abate ci ha fatto baciare il crocifisso, segno del nostro impegno missionario qui in Tanzania. Qui la gente è molto gioiosa e comunica la fede con canti , balli e musica, le messe sono un inno a Dio, un ringraziamento.
I bambini ci hanno aperto la porta e il cuore delle loro famiglie, ci hanno sempre accompagnati con la loro gioia, facendoci festa , cercando la nostra presenza. Sono bambini che anche se piccoli, devono occuparsi degli animali che portano a pascolare in terreni liberi. Vengono da noi e mentre gli animali brucano l’erba possono giocare a pallone, andare con l’altalena o in un girotondo di gioia. Come è bello vederli bambini, sereni e senza preoccupazioni!
Anche l’acqua ci ha portato a fraternizzare con le famiglie. Le donne vengono con i secchi ad attingere l’acqua pulita, ci salutano gioiose e grate di non dover far tanti chilometri per prendere l’acqua per le loro famiglie. La gente sa che il terreno su cui stiamo costruendo è Nomadelfia, e dicono: “Andiamo a Nomadelfia”.
Ogni giorno cerchiamo di santificare il lavoro a fianco dei lavoratori che provengono da tanti villaggi vicini al terreno dove stiamo costruendo il gruppo familiare.
Sono padri, figli, che cercano con il loro lavoro di sostenere la famiglia. Sono lavoratori esperti ma molto disponibili, con loro cerchiamo di avere un rapporto di giustizia remunerativa del loro lavoro. C’è un rapporto di stima e rispetto, lavoriamo con loro e insieme affrontiamo le fatiche della giornata.
Purtroppo la lingua è ancora un limite per noi, mi piacerebbe approfondire con loro gioie e dolori della vita, ma lo stesso riusciamo a capire tante loro difficoltà, perché spesso hanno i figli ammalati, o anche loro hanno problemi di salute, e così li aiutiamo concretamente con le medicine, ma anche infondendo coraggio e fiducia.
Il tempo passa in fretta, c’è molto da fare, però siamo sereni e convinti che portare la grande esperienza di Nomadelfia in questa terra povera, ma allo stesso tempo ricca di umanità, di gioia, di canti, di musica, sia per noi una grande opportunità.
La croce che abbiamo baciato arrivati in Tanzania, ci ricorda che Gesù non è solo splendore Eucaristico ma è soprattutto pianto nel cuore di tante mamme e babbi che non sanno come sfamare i loro figli, non sanno come curarli, non sanno come proteggerli. Nomadelfia è nel collegamento tra lo splendore di Gesù e il dolore di un popolo che con tanta dignità cerca di superare i propri limiti.


Angela e Mario di Nomadelfia

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