La vera felicità: la testimonianza di Carlino su Nomadelfia

Apr 23, 2025

“La vera felicità sta nel fare le cose che vorresti aver compiuto in punto di morte”. Con questa profonda riflessione,…

“La vera felicità sta nel fare le cose che vorresti aver compiuto in punto di morte”. Con questa profonda riflessione, Carlino ci offre uno sguardo autentico sulla sua vita e sul suo cammino all’interno di Nomadelfia. La sua storia è un viaggio fatto di scelte, crisi e ritorni, ma soprattutto della consapevolezza che la vera felicità non si trova nelle cose materiali, ma nella coerenza con la propria missione di vita: la ricerca di un mondo migliore.

Figlio di un apostolo

Ho il privilegio di essere uno dei primi figli accolti da don Zeno il 12 maggio 1937, nell'allora Opera Piccoli Apostoli a S. Giacomo Roncole (MO). Rimasto orfano di madre all'età di tre anni, trovai in questa comunità una nuova famiglia. Non c’erano ancora le mamme, ma eravamo divisi in piccoli gruppi guidati dal ragazzo più grande, il “Mamo”. Don Zeno ci chiamava "Piccoli Apostoli" e diceva: “Sono figli di un apostolo.”

L’infanzia a S. Giacomo Roncole fu caratterizzata dalla paternità universale di don Zeno, che apriva le porte della sua casa a chiunque avesse bisogno. Da piccoli, eravamo coinvolti in molte iniziative di solidarietà, imparando fin da subito il valore della giustizia divina. Ricordo le folle che accorrevano a S. Giacomo per ascoltare don Zeno, il quale sapeva entrare nel cuore della gente con le sue parole e azioni.

L’arrivo della prima mamma

Nel luglio del 1941, con l’arrivo di Irene, la prima mamma di vocazione, tutto cambiò. Finalmente, avevamo una figura materna. Ricordo ancora la gioia di ricevere il suo bacio della buona notte mentre portava al collo il crocifisso. Io ero uno dei primi figli accolti da Irene e quell’esperienza segnò profondamente la mia vita.

L’incontro con Nomadelfia

All’inizio, rimanere a Nomadelfia rispondeva a un mio bisogno personale, ma con il tempo compresi la profondità della proposta di don Zeno: “Naufraghi salvatori di naufraghi.” Decisi di restare per riconoscenza, ma ben presto capii che non bastava. Nomadelfia è un seme che deve crescere, come ci ricordò San Giovanni Paolo II nel 1980: “La regola che si chiama Nomadelfia è preavviso e preannuncio di questo mondo futuro, dove siamo chiamati tutti.”

Nomadelfia non è solo una comunità, ma una proposta radicale per risolvere i problemi dell’uomo, della famiglia e della società. Come affermò San Paolo VI a Manila, e come crediamo profondamente: “Il Vangelo codice del vivere.”

Una crisi e il ritorno alle origini

Anche io ho vissuto momenti di crisi. Nel 1974, con l'accordo di don Zeno, decisi di fare un’esperienza fuori da Nomadelfia, a Milano. Tuttavia, mi resi presto conto di aver sbagliato strada. Non era nostalgia, ma la consapevolezza di aver lasciato qualcosa di prezioso per la mia esistenza.

La vera felicità

In quel periodo mi tornò alla mente una frase di don Zeno: “Ricordati che un uomo vale per quanto riesce a superare le crisi e che la vera felicità sta nel fare le cose che vorresti aver compiuto in punto di morte.”

Fu una rivelazione. Decisi di tornare a Nomadelfia e fui accolto a braccia aperte da don Zeno. Era il 12 maggio 1974, esattamente lo stesso giorno in cui, nel 1937, ero entrato per la prima volta nell'Opera Piccoli Apostoli. Un segno che il mio posto era lì, nel cuore di Nomadelfia, vivendo i valori che hanno guidato la mia esistenza.

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