Da tutte le parti si parla di ritornare alla normalità. Ma è questo che vogliamo veramente? Vogliamo tornare ad un sistema economico che schiaccia i più deboli? Vogliamo tornare ad essere chiusi in noi stessi, presi dal possibile guadagno, dall’emergere, dallo scavalcare l’altro senza curarci di chi si calpesta? Vogliamo chiudere gli occhi, le orecchie per non vedere e non sentire chi soffre, chi piange, chi non ha forza e voce per farsi sentire?

Questi mesi tra le tante, troppe sofferenze che abbiamo vissuto, tra le angosce e le paure che hanno attanagliato il nostro cervello, tra le preoccupazioni e le sofferenze del cuore, abbiamo capito che abbiamo un forte bisogno gli uni degli altri, abbiamo visto che siamo profondamente legati e sentiamo la necessità di essere vicini.

La globalizzazione, come ha affermato Benedetto XVI, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli.  Non basta essere connessi, bisogna muovere il cuore, togliere le difese e le barriere ed andare incontro all’altro per costruire un rapporto umano e sociale nuovo.

La fraternità può essere un modello vivibile universalmente?
Papa Francesco fin dall’inizio del suo pontificato insiste sull’esigenza che l’uomo possa vivere da fratello e nelle parole di apertura del messaggio per la 47° Giornata Mondiale della Pace dice: “Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga, infatti, il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla fraternità, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare.
Infatti, la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura”.

Non torniamo alla normalità intesa come ripristino di certi schemi sociali. Continuiamo ad essere generosi, altruisti, continuiamo ad interessarci l’uno dell’altro, ad avere a cuore la salute e il benessere non solo nostro ma di chi ci è accanto. Si, continuiamo, coltiviamo il seme che è in ciascuno di noi e vedremo spuntare una pianta meravigliosa, ricca di frutti abbondanti per tutta l’umanità: la fraternità