ESERCIZI SPIRITUALI. UN TEMPO PER FERMARSI

Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia” (Mt 7,24-29).

Nel mese di gennaio e febbraio la popolazione di Nomadelfia si è data un tempo per fermarsi e mettersi in ascolto della Parola di Dio. Come approfondimenti i documenti della Chiesa e le parole e gli scritti di don Zeno, il fondatore. Come previsto dalla loro Costituzione infatti, ogni anno i Nomadelfi partecipano a 10 giorni di Esercizi Spirituali. Anche i figli vivono questa esperienza, secondo tempi e modalità più adatte alla loro età. Perché fermarsi quando c’è tanto da fare? Per capire le ragioni di questa scelta è utile ricordare ciò che don Zeno spesso ribadiva: “Nomadelfia è un atto di fede!” Si tratta di una vita impostata interamente sul Vangelo, su Cristo, roccia sicura. Ma per costruire su fondamenta sicure è necessario fare chiarezza dentro di sé. È necessario tornare sempre alle origini della propria vocazione/chiamata di Dio. È necessario rinnovare di volta in volta le proprie motivazioni.

Lo sappiamo bene. La frenesia della vita spesso ci fa perdere l’orientamento. Corriamo senza più sapere dove stiamo andando. Facciamo mille attività senza più ricordarci perché le stiamo facendo. Ci appesantiamo di tante cose tralasciando ciò che veramente conta nella nostra vita. Gli Esercizi Spirituali allora vogliono essere un percorso di novità, di rinnovamento. E tutto questo non possiamo farlo da soli, ma lasciando entrare in noi lo Spirito Santo.

Per compiere questo cammino di ri-conversione quest’anno i Nomadelfi si sono recati al Santuario della Spogliazione, ad Assisi, dove hanno incontrato il Vescovo, Mons. Domenico Sorrentino. Un incontro molto intenso, non programmato, in cui il Vescovo ha spiegato il significato del gesto compiuto da Francesco: la spogliazione dai vestiti e la consegna al padre Pietro di Bernardone di quanto gli apparteneva.

“Perché le cose di questo mondo sono anche belle, vengono dal Signore, ma quando noi le viviamo male, come il padre di Francesco, sono cose che ci fanno pendere verso la terra. Invece Francesco – braccia levate verso il cielo, verso il Padre, una libertà nuova –prende le distanze dalle cose che ci appesantiscono e diventa capace di librarsi come un uccello verso l’alto. Spogliarsi significa librarsi verso l’alto e diventare anche capaci di riconciliazione con i propri nemici, coi diversi e addirittura di riconciliazione con il nostro più grande nemico che è la morte. Quindi spogliarsi per diventare uno e questo è bellissimo”.

Il Santuario della Spogliazione è stato inaugurato il 20 maggio 2017. In vista dell’occasione Papa Francesco aveva inviato al Vescovo di Assisi un messaggio straordinario, che raccoglie due inviti. Un invito per ciascuno a spogliarsi “più che di cose, di se stessi, mettendo da parte l’egoismo che ci fa arroccare nei nostri interessi e nei nostri beni, impedendoci di scoprire la bellezza dell’altro e la gioia di aprirgli il cuore”; un invito per la Chiesa a spogliarsi “della mondanità rivestendosi dei valori del Vangelo”.

“E noi – ha sottolineato Mons. Domenico Sorrentino – abbiamo fatto in Diocesi un progetto che non è così bello e stretto come quello di Nomadelfia, ma ci aiuta perché vuole rinnovare le comunità cristiane facendole diventare una rete. Tante piccole famiglie spirituali che chiamiamo le Famiglie del Vangelo”.

La proposta è quella di creare nelle parrocchie dei gruppi di fratelli e sorelle che si impegnano a vivere concretamente la fraternità, nello spirito delle prime comunità cristiane: “essere un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32).

E “se le comunità si rinnovano così e i sacerdoti anche ci rinnoviamo così, succedono cose belle – ha concluso – perché mettere insieme il Vangelo e la fraternità, è una miscela esplosiva nel bene e fa’, perché il  mondo ha bisogno di contro-bombe, che sono bombe di amore, come quella di Nomadelfia”.

La notizia della venuta del Papa a Nomadelfia il prossimo 10 maggio, si colloca in questo percorso di novità. È un grande invito a spogliarci di tutto ciò che è sovrastruttura nella nostra vita di singoli, di famiglie e di popolo, per essere insieme liberi della libertà dei liberi figli di Dio.