300 studenti dalla scuola di don Bosco a Nomadelfia

 

Alla fine di marzo circa 300 ragazzi dell’istituto salesiano Pio XI hanno trascorso alcune ore della mattinata nel gruppo familiare di Nomadelfia di Roma. Tre giornate dedicate agli studenti del liceo (rispettivamente il biennio, il 3°, 4° e 5° superiore) ed una giornata di conoscenza per i docenti: una bella occasione per vivere insieme un momento di riflessione e di preghiera in prossimità della Pasqua.

Tra i temi approfonditi, la vocazione, la condivisione, la fraternità. Filo conduttore della riflessione, la Risurrezione. Chi ha creduto ha guardato ad un punto fermo, Gesù risorto; ha iniziato a condividere la vita – come testimoniano le prime comunità cristiane – e a progettare un futuro possibile: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”.

Seguendo l’invito di papa Francesco ci siamo lasciati con uno slancio semplice ed un impegno concreto: essere immersi nella vita e non guardarla dal balcone. Quando si guardano le cose dall’alto infatti, sembrano sempre belle – come vedere una grande città dall’aereo – ma quando poi si scende e ci si avvicina se ne vedono tutte le problematiche e contraddizioni. Proprio in quel momento occorre accettare la sfida senza lasciarsi rubare l’entusiasmo. “Non guardate la vita dal balcone, per favore: non mettetevi nella coda della storia. Siate protagonisti!”

Viviamo in una società che vorrebbe rendere i giovani “silenziosi e invisibili”, che trova mille modi per “anestetizzarli e addormentarli perché non facciano “rumore”, perché non si facciano domande e non si mettano in discussione”. L’augurio di papa Francesco per la Settimana Santa è rivolto in particolare “a voi, cari giovani, la gioia che Gesù suscita in voi è per alcuni motivo di fastidio e anche di irritazione, perché un giovane gioioso è difficile da manipolare”. Allora coltiviamo questa gioia e non restiamo zitti, anche se “il mondo tace e perde la gioia”.

“Cari giovani, siete capaci di dire un no? – è  la domanda rivolta da don Zeno ai giovani nel 1979 – È un brutto momento, ed è bello perché potreste fare molto. Che cosa volete fare? Guardatevi in faccia: quanti siete che potete dar l’onda, dar la vita? Ma dare la vita! Dire un no! Non vogliamo questa civiltà, vogliamo una vita nuova e bisogna rifarla. E i giovani la possono fare”.

 

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