Da più di un secolo l’8 marzo ricorre la festa della donna. Le radici di questa festa sono da ricercare nelle diseguaglianze sociali che hanno da sempre segnato il rapporto uomo-donna. Tanta strada è stata percorsa, ma ancora molto c’è da percorrere affinché la donna non sia vista come un oggetto da usare e gettare a piacimento, ma con dignità e fierezza possa camminare alla pari come compagna dell’uomo. La Rivelazione ci offre un’immagine dignitosa della donna posta a fianco dell’uomo. Nel corso dei secoli, ne è stata fatta una figura inferiore, senza diritti. Non siamo qui per fare un’analisi storica di questa discriminazione quanto per ricordare la strada percorsa e quanto ancora ci attende affinché l’uomo e la donna possano camminare l’uno a fianco dell’altra collaborando, stimandosi, rispettandosi e, perché no?, amandosi.

“Se voi non fate il vostro dovere, se non vivete da donne, è un pianto di tutto il mondo, di tutta la terra e del cielo. Quando io vedo le donne trattate male, alle volte nei divertimenti scandalosi, cattivi, rovinosi, penso sempre: “Eppure quella donna è nata mamma”. Mi sembra di vedere in quei casi lì come un gioiello, un brillante caduto nel fango, caduto nello sterco e si pensa e penso alle volte se ci fossero altre donne che pensassero che quella lì è un brillante caduto nello sterco, nel fango, forse correte e potete salvarla.

Quando ho celebrato la Prima Messa don Calabria di Verona che è un santo, era un mio caro amico, mi ha detto: “Senti un po’, se tu passi per la strada e vedi lì sulla riva della strada. Vedi un grande brillante in mezzo al fango, allo sterco, cosa fai tu?” Ho detto: “Mi arrotolo su le maniche, lo tiro su, lo butto nell’acqua, lo lavo e gli rido la sua lucentezza, la sua brillantezza”.

(don Zeno 15 agosto 1971)

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