Di Luigi Lamma

Il cardinale Zuppi, presidente della CEI, si è recato nella “città dove la fraternità è legge” per celebrare l’anniversario della morte del fondatore. Con parole chiare ne ha riconosciuto la visione profetica e ciò che questa opera di fede rappresenta per la chiesa italiana

“Sono venuto per chiedere alcune cose a don Zeno, per me e per la Chiesa che è in Italia”. Con la consueta affabilità il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della CEI, ha incontrato domenica 15 gennaio il popolo di Nomadelfia, accogliendo l’invito a presiedere la concelebrazione eucaristica nel 42° anniversario della nascita al cielo del fondatore don Zeno Saltini. Una bella giornata di sole ha fatto da cornice ad un evento molto atteso dai nomadelfi sempre attenti all’accoglienza degli ospiti, una trentina di cresimandi di una parrocchia fiorentina, e con le imminenti partenze dei giovani per gli esercizi spirituali all’Abetone da organizzare. Il presidente Giancarlo, la vicepresidente Monica insieme al successore di don Zeno, don Ferdinando hanno accolto il Cardinale accompagnandolo per una breve colazione nel gruppo familiare Betlem dove ha ascoltato con interesse i racconti dei primi mesi di presenza in Tanzania.

Alle 11 nell’accogliente sala convegni intitolata a don Zeno è iniziata la messa che è stata l’occasione per il cardinale Zuppi, nell’introduzione e nell’omelia, di mettere a fuoco alcuni aspetti molto attuali della testimonianza di don Zeno e di Nomadelfia. “Siamo qui per ringraziare del dono che è stato don Zeno – ha esordito il Cardinale rispondendo al saluto di don Ferdinando – in questo legame tra terra e cielo ricordiamo il transito di don Zeno al cielo, ma c’è anche il transito al contrario cioè che Egli continua ad aiutarci, ad illuminarci. Poi siamo tutti piccoli, nella tempesta, nel buio la luce si vede ancora di più. Una luce piccola ma quando c’è tanto buio quella luce consola, orienta e credo che Nomadelfia sia questa luce non soltanto per i Nomadelfi: per tanti continuate ad essere un esempio importante nel tanto buio, nel contrario della fraternità, nella divisione che produce l’odio e quindi un una città della fraternità risplende ancora di più”.  Sul colle più alto di Nomadelfia svetta una grande croce luminosa che si scorge in lontananza ed è l’immagine più emblematica della prospettiva indicata dal Presidente della CEI che ha proseguito nell’omelia la sua riflessione attingendo alle parole di don Zeno e all’esperienza concreta di Nomadelfia per offrire alcune sane provocazioni ai singoli credenti e anche alla Chiesa.

“Don Zeno come Giovanni Battista in tanti modi nel deserto della mediocrità e di tanti formalismi vuoti, ha indicato presente Gesù, mostrando l’agnello di Dio nell’eucaristia e nella vita ordinaria e continua anche il suo ricordo a farci vedere la presenza di Gesù nella nostra vita di tutti i giorni quello che sembra dove non ci sia niente e ci fa vedere la presenza dell’agnello di Dio, da riconoscere nei suoi e nei nostri fratelli più piccoli, di tanti segni del suo amore nascosti nella vita ordinaria se sappiamo riconoscere non è mai insulsa ma è sempre piena della presenza di Gesù”. Tanto più resta fedele a questa dimensione spirituale di una vita piena della presenza di Gesù tanto più emerge la consapevolezza dell’importanza di Nomadelfia “perché in piccolo volete essere un pezzo del mondo futuro, un anticipo. Non siete perfetti, l’amore perfetto lo vivremo in cielo, ma siete santi questo sì, i discepoli di Gesù non erano perfetti ma santi perché chiamati da lui e la regola è quella del servizio”. La vita nei nuclei familiari è proprio questo vivere la santità del quotidiano nel farsi servi del fratello e della sorella e solo “un amore senza misura come quello che don Zeno ci ha lasciato ci aiuta oggi ad affrontare le tante tempeste che sconvolgono la nostra vita e questo mondo”. Poi forse il passaggio più forte dell’omelia, un vero e proprio mandato, “una raccomandazione”, che il Cardinale Zuppi ha affidato ai nomadelfi: “qualche volta come succede quando uno ha delle persone care, uno pensa che ‘cosa ha fatto don Zeno?’ Io credo che più che pensare che cosa ha fatto don Zeno dobbiamo dire ‘cosa farebbero don Zeno’ e quindi con la nostra responsabilità, oggi, scegliere nel carisma, nel dono, nello spirito di don Zeno quello che ci fa continuare ad andare avanti a camminare, don Zeno sicuramente avrebbe inventato qualche cosa, sicuro! Spetta a voi farlo nel suo spirito”.

Forse da Presidente dei Vescovi italiani Zuppi avverte la difficoltà della chiesa italiana ad intraprendere l’atteso rinnovamento spirituale e pastorale da qui l’insistenza sul bisogno di creatività nel vivere la vita buona del Vangelo: “disse don Zeno che nella fede non si può rimanere con un’idea vaga bisogna sempre rinnovare, rinnovare le idee, rivederle, ripassarle, rimeditarle, rimuginarle perché noi facciamo presto a sbagliare. Noi senza volere con la nostra testa spesse volte ci sbagliamo e crediamo una cosa invece un’altra, bisogna avere la forza di dire: guardiamo in faccia la verità, guardiamo in faccia il Vangelo, cosa dice il Vangelo e allora facciamo così. Perché il Vangelo è matematica di Dio, dello Spirito e questa è la fraternità e allora la mia preghiera per voi, il mio augurio per voi che continuiate a scegliere secondo il Vangelo guardando avanti, forti della vostra storia e anche di tanto amore che don Zeno vi ha lasciato. Ho letto con tanta commozione le ultime parole di don Zeno, le porto nel cuore, finisco con la sua preghiera per voi e anche per tutte quante le chiese in Italia e la chiesa che in fondo deve essere sempre la grande Nomadelfia e perché la regola della Chiesa è quella di volerci bene e quella di essere fratelli. Pregava così: “O Gesù Salvatore del mondo proteggi Nomadelfia, affinché anch’essa nella tua Chiesa Cattolica ti sappia seguire eroicamente santificando tutte le forme della vita umana è conservando in esse la tua presenza”. Al termine della messa il Cardinale si è recato nel piccolo cimitero della comunità per sostare in preghiera sulla tomba di don Zeno.