Per la vita, ossia per la dignità della persona dal concepimento alla morte naturale.

Nomadelfia si unisce allo sconcerto e alla preoccupazione della Chiesa italiana per la sentenza della Corte Costituzionale che apre al suicidio assistito, condividendo le parole che nella conferenza stampa, al termine della sessione autunnale del Consiglio permanente della CEI, ha pronunciato il suo segretario generale, mons. Russo: “Non comprendiamo come si possa parlare di libertà, qui ci sono i presupposti per una cultura della morte, in cui la società perde il lume della ragione”. E ancora: “Stiamo assistendo a una deriva della società dove il più debole viene indotto in uno stato di depressione e finisce per sentirsi inutile”.

Già papa Francesco aveva recentemente ribadito alla Federazione Italiana degli Ordini dei Medici Chirurghi che “si può e si deve respingere la tentazione – indotta anche da mutamenti legislativi – di usare la medicina per assecondare una possibile volontà di morte del malato, fornendo assistenza al suicidio o causandone direttamente la morte con l’eutanasia”. E chiariva che in realtà, quando è incluso lo scarto del malato, la richiesta di essere aiutati ad anticipare la morte non è, come potrebbe sembrare, una scelta di libertà e corrispondervi è una strada sbrigativa di falsa compassione. Ricordava infine che, come afferma la Nuova Carta per gli Operatori Sanitari al n. 169, “non esiste un diritto a disporre della propria vita, per cui nessun medico può farsi tutore di un diritto inesistente”.

Inoltre il Comitato del Consiglio Permanente nel comunicato diffuso al termine della loro riunione esprimeva preoccupazione anche sulla ricaduta che tali scelte avrebbero sull’intera società, perché “destinate a provocare profonde conseguenze sul piano culturale e sociale”.

La perdita di dignità dell’essere umano in un qualunque stadio dell’esistenza si ripercuote su tutto l’essere umano in quanto tale.

Questa disistima della vita, come ben constatiamo guardandoci attorno con occhi spassionati e privi di filtri ideologici, si ritorce contro la vita di tutti noi, svuotando di contenuto le parole pace, giustizia, democrazia.

Quindi nessuno può gioire dell’irrilevanza che sempre di più le si attribuisce. Si perde il rispetto per la vita ai suoi inizi con l’aborto. Si perde il rispetto per il diverso. Si perde il rispetto per il lavoratore la cui opera sarà vista sempre di più soltanto come un fattore della produzione che deve costare sempre meno per incidere in misura sempre più irrilevante sul costo del bene prodotto. Si perde rispetto per l’anziano. Si perde rispetto per il giovane e il suo futuro. Si perde rispetto per l’ammalato e la persona con disabilità. Si perde rispetto per la famiglia e la sua sorte. Si perde rispetto per gli avversari politici e per coloro che pensano diversamente da noi.

Ogni colpo inferto a qualche punto della vita è una ferita che fa ammalare ancora di più e venir meno il senso stesso della dignità dell’uomo e della sua sacralità, aggredendo l’impalcatura di tutti i suoi diritti e accelerando la sua mercificazione.

Un vecchio adagio recita: “serva ordinem et ordo sarvabit te”, conserva l’ordine e l’ordine conserverà te. Altrimenti la legge del più forte appena sarà riuscita ad aggredire e smantellare anche soltanto una maglia della costruzione giuridica che tutelava l’essere umano, finirà lentamente per distruggere e smantellare l’intera costruzione eretta faticosamente a sua difesa.

Nomadelfia è per il rispetto della vita dal concepimento alla morte naturale, con il Papa e con la Chiesa, con tutta quella schiera innumerevole di uomini e di donne che su tutti i fronti della vita, del disagio, della povertà e dell’ingiustizia si battono in modo nonviolento testimoniando con l’esempio la possibilità di una vita diversa.