Women of Faith for Peace:
il tour per la pace fa tappa a Nomadelfia

“Dove due o tre sono uniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro” – dicono le Scritture, e noi qui stasera siamo un’unica famiglia.

Sono le parole di Evelyn Anita Stokes-Hayford, cristiana battista, che esprimono chiaramente il significato dell’incontro tra Nomadelfia e il network internazionale Donne di Fede per la Pace.

Dopo il prestigioso riconoscimento del Leone d’Oro di Venezia 2017, il gruppo è di nuovo in Italia per un tour che parte da Roma. Il 16 aprile prendono parte ad una tavola rotonda alla Luiss Donne di Fede per la Pace: le nuove generazioni, in qualità di testimoni di dialogo interreligioso in contesti di conflitto. Martedì 17 parteciperanno ad un incontro organizzato dall’Ufficio Cei per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso nella sede del Pisai dal titolo Le fedi in Medio Oriente. A 800 anni dall’incontro tra Francesco d’Assisi e al-Malik al Kamil. Faranno tappa anche a Rovereto, dove pregheranno per la pace ai piedi della Campana dei Caduti.

Abbiamo iniziato nel 2009 con donne leader della Terra Santa. Tutte diverse, che si odiavano e non si conoscevano. – ci spiega la portavoce del gruppo Lia Beltrami – Abbiamo scelto di non far parte di nessuna associazione per mantenere la nostra libertà. Il nostro impegno è quello di vivere in prima persona il dialogo e la pace, dicendo a tutti che vivere insieme è possibile”. Stufe di tanti congressi, convegni ed eventi in cui si parla della pace, queste donne sono partite da una riflessione semplice e concreta: “Se la strada è comune, iniziamo a pulirla insieme”. Da quel momento sono state chiamate in molti luoghi per portare la loro testimonianza. “Pagano a un prezzo anche molto alto la loro scelta e il loro impegno per il dialogo e la pace”.

Lia Beltrami. Cristiana Cattolica, italiana. Regista, scrittrice e manager, è la fondatrice della rete “Women of Faith for Peace”. Nel 1997 ha fondato Religion Today Film festival, il primo festival cinematografico sul dialogo interreligioso.

Adina Bar Shalom. Ebrea ultra-ortodossa, israeliana. “Mio padre era un grande leader e rabbino a Gerusalemme. Ho sempre sentito il dovere di meritare di portare avanti il lavoro da lui iniziato. Ho cercato di cambiare qualcosa in Israele”. Fondatrice dell’Haredi College a Gerusalemme, è stata recentemente insignita del “Premio Israele per il contributo eccezionale alla società e alla nazione ”. Lavora per far incontrare le donne ultra ortodosse ebree con le donne palestinesi e cristiane, favorendo percorsi di conoscenza reciproca. Nell’ottobre 2016 prende parte alla marcia per la pace. Più di 4000 donne israeliane e palestinesi di tutte le confessioni religiose hanno camminato insieme per circa 200 km, dal nord di Israele verso Gerusalemme, unite dal desiderio di costruire insieme una convivenza possibile. “Credo con forza che le religioni debbano portare avanti prima di tutto il valore della vita umana. Dio ci ha dato la vita. Noi siamo tenuti a portare la pace tra tutti i popoli”.

Nuha Farran. Arabo-cristiana, israeliana. Avvocato ad Haifa e promotrice di percorsi di sviluppo per le donne cristiane. Da 22 anni lavora con associazioni e organizzazioni non profit che operano per la risoluzione di conflitti tra cristiani e musulmani.

Evelyn Anita Stokes-Hayford. Cristiana battista, originaria del Ghana. Già Ambasciatrice del Ghana presso Italia, Croazia, Slovenia, Turchia, Malta. È stata Presidente del Consiglio di Amministrazione del World Food Program. Attualmente lavora a fianco di giovani donne per favorire il dialogo a partire dalla fede e si definisce “ambasciatrice di Dio”.

Olha Vozna. Greco-Cattolica, ucraina. Coordinatrice del Religion Today Film Festival e Presidente dell’Associazione cristiano-culturale degli ucraini in Trentino “Rasom”.

Faten Zenati. Arabo-musulmana palestinese, vive in Israele. “Non è facile mettere tutte queste cose insieme”. Attivista e membro del consiglio di un centro culturale aperto a giovani ebrei e musulmani nella città di Lod. “Credo fortemente nel fare piccole cose, un passo dopo l’altro”.

Durante la permanenza in Italia la delegazione è accolta nel gruppo familiare di Roma. È una bella occasione poter vedere donne ebree, cristiane e musulmane dialogare in amicizia sotto lo stesso tetto. Ed è ancora più significativo sapere che la casa è una piccola realtà cattolica come Nomadelfia. Tutti seduti intorno allo stesso tavolo nella semplicità di una famiglia. Un momento di incontro per approfondire la conoscenza reciproca ed infine un alternarsi di preghiere, recitate da ciascuno secondo il proprio credo, ma tutte rivolte allo stesso Dio. È stato uno scambio di esperienze, ma ancor più un incontro di volti che – per quanto estranei – si sono riconosciuti nell’unico desiderio di fare insieme qualcosa per costruire un mondo di pace.

“Grazie di cuore a Nomadelfia. Noi Donne di Fede per la Pace ci siamo sentite veramente accolte!”

 

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