È stata la benedizione del Vescovo di Rimini Francesco Lambiasi a dare inizio alle danze in piazza Adamello, una Serata accompagnata da circa 800 persone attente e coinvolte. «Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono con loro», ha ricordato ai ballerini, ai babbi e alle mamme di Nomadelfia radunati dietro al palco prima dell’inizio dello spettacolo. «Prego con voi perché la gente che è venuta questa sera veda che non siete 50, 100 o 130, ma che siete uno solo».

È un messaggio forte quello lanciato nelle piazze attraverso balli, video, canti e scene recitate. È possibile vivere come fratelli. È possibile anche oggi vivere i valori del Vangelo. La solidarietà, la condivisione e la giustizia non sono un’utopia, ma occorre cominciare da se stessi, senza pretendere che siano gli altri a cambiare per primi.

Al termine della Serata è stato il Vescovo a rivolgere dal palco l’ultimo saluto: «Io vorrei dire a tutti voi che insieme abbiamo goduto di questo splendido spettacolo quello che c’è dietro le quinte. Io ho visto, Nomadelfia è questo ma è anche tutto quello che c’è dietro… Ci sono tante persone che non compaiono qui ma che stanno dietro le quinte: costumisti, quelli che montano il palco, le luci, il suono e tutto il resto. […] Questo giorno ce lo ricorderemo a lungo. Il giorno di ieri è passato e non possiamo fare più niente. Il giorno di oggi ci ha lasciato questo bel segno, non bruciamo tutto questa sera. Che davvero questa scia di luce che parte da Nomadelfia continui a rischiarare il nostro cammino. Vi saluto con il saluto scout: buona strada a tutti!».

Per rinsaldare un’amicizia iniziata già con don Zeno, il Vescovo aveva raggiunto qualche giorno prima a Viserba i nomadelfi impegnati nella tournée estiva e trascorso una mattinata insieme.

«C’era un cuoricino che da quando era nato faceva così e così (si contraeva e si rilassava)», ha esordito chiedendo ai bambini il permesso di raccontare una storia corta ma breve. «Il cuore è un muscolo, riceve il sangue dalle vene e lo manda nelle arterie. Ma un giorno questo cuore si stancò di fare sempre la stessa cosa, anche di notte, tutti i giorni, anche i giorni di festa. “Ma basta! Uffa! Mi sono stufato!”, disse questo cuore. “Io voglio solo ricevere, perché a dare mi stanco”. E in pochissimi secondi ricevette il sangue da tutto il corpo, tanto che stava per scoppiare e disse: “No, no, no, no… voglio chiudere la valvola delle vene e voglio aprire solo quella delle arterie. Voglio solo dare, dare, dare, non più ricevere”. Ma in pochi istanti non aveva più il sangue che veniva dalle vene e pof, pof, pof… stava per soffocare. Allora subito riaprì la valvola delle vene tenendo aperte tutte e due e disse: “Aahhh! Così è bello! Ricevere e dare. Ricevere PER dare”. Lo aveva già detto Gesù. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date».