Nel giorno della festa del lavoro proponiamo il commento di don Zeno alla “parabola dei vignaioli” dell’11 febbraio 1962

Non si può pagare il lavoro, perché il lavoro umano non ha prezzo.

Non si può dire che un uomo fa un lavoro e merita tanto! Perché si muove un essere che non è commerciabile: del quale non si possono commerciare né il lavoro, né il pensiero, né la vita.

L’uomo deve essere libero, lavora e nessuno può dire: hai guadagnato tanto! L’uomo, qualsiasi uomo, è un essere libero, un “re” e qualsiasi cosa faccia non ha prezzo.

Volete dare un prezzo al lavoro di un uomo che ha fatto una strada? Hai guadagnato mille lire al giorno! Altro che mille lire al giorno; vi ho fatto una strada sulla quale passerete per dei secoli!

Volete dare un prezzo al lavoro di un uomo che ha inventato una medicina? Quanto vale una medicina che salva una persona? Il prezzo che ha una persona umana quando si muove, la quale non ha prezzo! Se ha un prezzo è questo: il sangue di Cristo. Potete dare un prezzo al sangue di Cristo, all’incarnazione, alla creazione? Fermo quindi il concetto che il lavoro non ha prezzo, perché la retribuzione? Perché ognuno ha diritto di vivere e perciò bisogna dargli il necessario perché possa vivere.

Si stabilisce che per vivere un uomo può aver bisogno mille o duemila lire al giorno, ma giacché il mondo è ingiusto, dà centomila lire al giorno a uno e seicento lire all’altro; uno crepa nei soldi e nel benessere e l’altro crepa di fame. Questa è la giustizia umana!

Questi uomini della parabola erano disoccupati e allora il Signore cosa fa? Tanto a ciascuno, perché hanno bisogno tutti di quel denaro per vivere; non perché hanno lavorato – dovevano lavorare, ma erano disoccupati – quindi ecco che dà anche ad essi un denaro come agli altri.

Il diritto alla vita: ecco la giustizia divina. Unicuique suum, a ciascuno il diritto alla vita.

Questo è il Vangelo d’oggi. Se voi trovate in questo Vangelo una minima parola, anche una virgola, che non dica questa giustizia, potreste dire che il Vangelo è falso.

Invece la parabola è precisa: Gesù ha stabilito che l’uomo non ha un prezzo perché il lavoro umano è il lavoro dei figli di Dio. Potreste dare a una mamma dieci lire, mille lire al giorno perché vi ama? Vi darebbe quattro schiaffi: come, vuoi che ti ami perché mi paghi? Non ti vergogni?

L’uomo è una creatura di Dio, per lui il figlio di Dio stesso si è incarnato e si è fatto uomo; creatura destinata alla vita eterna, a vivere con Dio e a vederlo come è; capirete se può essere prezzolato al punto di dire: tu meriti un tanto all’ora! Non puoi fare questi confronti: mi dai un tanto all’ora perché io ho bisogno di questi soldi per vivere.

Tra le parabole che ho meditato nella mia vita questa è una delle più belle che ci sia nel Vangelo. Se gli uomini prendessero in mano questa parabola alle Camere dei Deputati, nei Senati, ai Ministeri e nelle presidenze degli stati o nelle corti regali, nelle scuole, nelle università e nelle assemblee del popolo, prendessero questa parabola, potrebbero dire: il problema l’ha già risolto Gesù Cristo e noi invece stiamo tanto a bisticciare!

Tutti hanno diritto di vivere e il lavoro non ha un prezzo perché è una espressione dell’uomo soprannaturalizzato, angelo incarnato.

E il lavoro è un dovere di tutti. Si dà una retribuzione perché ha diritto di vivere, dignitosa perché è destinato alla vita eterna e chi tratta male l’uomo tratta male Dio.Ogni uomo è immagine e somiglianza di Dio, guai a chi lo tocca.