Ci sentiamo responsabili e coinvolti da chi non è rispettato nelle sue necessità umane e spirituali? Ci interpellano le notizie e le immagini che ogni giorno ci portano la sofferenza e la disperazione di tanti esseri umani?

“DIMIDIA HORA”

Signore mio Gesù, è opera sovrumana, direi titanica, far entrare nell’uomo l’idea che siamo fratelli, perché siamo figli dello stesso Padre Celeste, ed è ancora più titanico e taumaturgico persuadere i cattolici medesimi a credere che, per essere i tuoi seguaci, è necessario attuare in noi stessi il tuo Nuovo Comandamento: “Amatevi l’un l’altro come io ho amato voi”.

Eppure è un miracolo che si deve fare per salvare il nostro secolo dai pericoli che ne minacciano addirittura l’esistenza. Un atto da eroi, un atto di Fede, un atto d’amore, un atto di giustizia; la premura dei liberi figli di Dio che siano taumaturgici, travolgenti, fecondi di ogni cosa che salvi il mondo traendolo a te nell’orbita sconfinata e vivissima del tuo Cuore.

Noi cristiani sappiamo dire bene tutte queste belle parole, parliamo del tuo Cuore come se niente fosse e ci riempiamo la bocca e l’anima tutta di grosse parole. Ma sappiamo quello che diciamo?

“Pietà di me o Dio, secondo la tua misericordia…. Crea in me un cuore puro, o Dio, rinnova in me uno spirito saldo”. Il difetto deve essere anche in me e molto grave, perché non riesco a modellarmi alla tua Volontà. Io so come tu, Signore, la pensi, io conosco la tua dottrina eterna, io ti conosco perché ho impresso in me il tuo eterno Sacerdozio. Signore mio, io so chi sei, lo so abbastanza per dedicarmi a te corpo ed anima incondizionatamente. Ti conosco tanto che alle volte penso ai miei fratelli indiani che muoiono sulle strade. Non hanno la casa, non mangiano tanto da stare almeno in piedi, si vedono i figli morire accanto, muoiono essi pure in mezzo alla strada. In mezzo alla strada: ecco la loro sorte. E noi viaggiamo sulle autostrade a grande velocità e ci annoiamo persino perché sono troppo diritte e troppo comode.

Noi siamo dei veri disgraziati, ecco la verità. Io ho sessantacinque anni, presto. Ho fatto tante belle cose, ma ho mosso poco, non ho rivoluzionato il mio ambiente cattolico che è scandalosamente borghese e scetticissimo, fino all’assurdo; il quale si è costruito un cristianesimo che non ha nulla a che vedere con il tuo Vangelo, con la tua idea, con la tua legge. Che sofferenza… Miserere… AMEN.

“Don Zeno”

“La Verna 8 Agosto 1965”