Il mio nome è Zeno.
Sono oramai da quattro mesi in Tanzania, insieme a Daniele un padre di famiglia di Nomadelfia e Giovanni un giovane cresciuto a Nomadelfia che, pur vivendo a Londra, ha dato la sua disponibilità per seguire questo progetto per un periodo.
Mesi belli e intensi dove ho cercato di mettermi in ascolto e di osservare per comprendere meglio la cultura e le usanze locali, inoltre c’è modo di testimoniare il Vangelo e la propria scelta di vita. Nomadelfia inizia ad essere conosciuta nei villaggi circostanti e desta molto interesse. In questi mesi le mie riflessioni nate da tanti stimoli ricevuti sono state molte ne voglio condividere alcune.
I piccoli
Inizio a conoscere i bambini e le famiglie di provenienza, ogni pomeriggio accorrono numerosi a Nomadelfia e per loro organizziamo qualche attività ludica.
La mattina ci sono Matias, Malcolm, Tyson e altri sei o sette che tutti i giorni e tutto il giorno devono badare alle bestie mentre il pomeriggio arrivano anche gli altri e le bimbe. Che sorrisi! Che bellezza! Tutto però stona con le loro mansioni, da adulti! Gli diamo un pallone e loro si organizzano e iniziano a giocare sempre con un occhio al bestiame ed ora uno, ora un altro “scappano” a recuperare le mucche e le capre quando si allontanano troppo. Nonostante tutto quanta gioia trasmettono!
Matias è un bimbo a cui la famiglia fa fatica a garantire un pasto ed allora diviene parte di un contratto: “un anno di lavoro come pastore, un pasto al giorno e poi se tutto va bene a fine anno come “stipendio” avrà un vitellino”. Matias ha dieci anni, non studia, cosa gli riserverà il futuro? Che sofferenza! E quanti sono nella stessa situazione…
È possibile una reale condivisione? (14/12/2022)
Riuscirò mai a condividere in maniera profonda con i miei fratelli di Mvimwa, Kate e Ntemba? Cosa posso fare per riuscirci? Queste domande mi accompagnano quotidianamente in una ricerca di reale fraternità. Sono tre giorni che insieme a fratello Angelo e altri sette ragazzi di Ntemba andiamo a prendere i mattoni. Mentre vado al lavoro penso se riuscirò mai a capire le preoccupazioni, le sofferenze e le vite di questi miei “colleghi”. Alle 7 quando parto per il lavoro, io ho dormito su un letto con il materasso e loro? Vedo Eunice (7 anni) con la zappa che leva le erbacce dal mais e forse mangerà un pasto nella giornata, vedo Matias che porta le mucche al pascolo, Malcolm, Erisha, Abiudi, Lina…che vivono impegni e situazioni difficili anche per un adulto. E i genitori tutti alla ricerca di un lavoretto che gli permetta di mangiare, un imprevisto come la malattia porterebbe la famiglia alla rovina. Io non ho mai vissuto per sopravvivere per cui penso sia difficile per me arrivare ad una condivisione radicale. Prego lo Spirito Santo di aiutare ed illuminare me e tutti i nomadelfi che verranno di vivere una vita con “loro” per diventare presto un “noi”.
Natale
Qui è sempre Natale, d’altra parte Gesù non ha scelto di essere povero tra i poveri? Ho vissuto un Natale autentico. Prima a Kate abbiamo partecipato alla santa Messa, che bella festa al nostro Dio che si è fatto bambino come i tanti che partecipavano alla celebrazione. Canti, balli e offerte di cibo e del poco che hanno: canne da zucchero, pesce gatto, sale… mi ha fatto riflettere sul perché io non viva l’incontro con Gesù eucarestia con così tanta gioia. E poi il pomeriggio ancora condivisione con alcuni dei lavoratori di Mvimwa che ci hanno invitato a mangiare insieme a loro, tutto molto semplice, tutto molto vero. È un popolo, quello tanzaniano, per come lo sto conoscendo io, molto accogliente e dal cuore grande. Tanta gente ha offerto a me il poco che aveva.
A Natale, purtroppo, il piccolo Matias non è potuto tornare a casa ma ha passato la giornata con le capre e le mucche. Sempre oggi il padre di Aloisi mi ha chiesto lavoro perché con tanti figli non sa come fare, Beni (7 anni) mi ha chiesto un paio di scarpe… Allora mi viene un dubbio: è sempre Natale o sempre venerdì santo?
Ingiustizia (19/01/2023)
Si muore di fame. Nel 2023. Sabato scorso una bambina di due anni e mezzo del villaggio di Ntemba è morta. Causa: malnutrizione. Sono sconvolto! Lo so, si dice spesso “muore di fame un bambino ogni 5 secondi” ma forse per la durezza del mio cuore ciò mi dispiaceva ma non diventava esperienza di ingiustizia. Non posso far finta di niente, ho voglia di gridare a tutti che così non si può andare avanti, che una bambina è morta perché non aveva nulla da mangiare!
Domenica sono stato nel villaggio chiamato “Pepe”, quarantacinque minuti di camminata dove ci sono varie case sparse con tante persone che vivono in condizioni devastanti per l’essere umano, basta una semplice influenza per mettere in pericolo una di queste vite sempre “al limite”.
Mi domando: quante volte sono ingiusto e tratto con egoismo le cose e il cibo che ho? Lotto e soffro abbastanza per le ingiustizie che subiscono i miei fratelli e le mie sorelle?
Speranza
Gli occhi e i sorrisi sinceri, la bontà di tante persone, la semplicità, la condivisione, la fraternità evangelica, le persone che pregano per me, Nomadelfia e tanti tanti altri momenti che ho vissuto… questi sono i motivi per cui posso dire di essere molto contento. Penso che la vita fraterna sia una reale necessità per questa società in questo momento storico perché basata sul Vangelo, sulla giustizia e sulla solidarietà.
Si dice che i poveri siano lo “strumento” che Gesù ci ha donato per insegnarci ad amare, cerchiamoli non per metterci a posto la coscienza o peggio ancora per mettersi in mostra ma per condividere e loro ci aiuteranno ad amare e a mettere sempre al primo posto la persona. Adesso lo penso anche io.



























grazie caro Zeno il tuo racconto dimostra che tu sei veramente ispirato dal fondatore Don Zeno e che hai un cuore grande e una bontà infinita insieme con i fratelli di nomadelfia fate veramente onore al Fondatore e a nomadelfia stessa, credo che sia doveroso per me e per tutti riconsiderare la scelta che la comunità a fatto, che Vi fa veramente grandi, che Dio vi benedica tutti in questa missione, e vi auguriamo ogni bene, buon proseguimento, buon lavoro un abbraccio Urbano & Giusy
È un vangelo quello che hai scritto, Zeno.
Incominci con due dei tre verbi fondamentali della Bibbia tutta: ascoltare e osservare (cioè, guardare e “vedere”). E poi tutto il racconto non è altro che mettere in pratica il terzo verbo fondamentale: seguire, camminare con loro.
È vero che hai specificato che hai “ascoltato”, “osservato” e “seguito” i poveri intorno a te, ma Gesù non è per caso lì, una sola cosa con loro? E allora, vuol dire che tu hai ascoltato, osservato e seguito Gesù. La tua testimonianza è preziosa, perché scuote.
Sai cosa mi ha colpito di più? Il tuo senso di giustizia che è stato strattonato, colpito e oppresso dalle grandi ingiustizie che hai toccato con mano.
Credo che noi, che “non abbiamo mai vissuto per sopravvivere”, potremo seguire veramente Gesù solo quando ogni ingiustizia ci ferisce mortalmente. Sarà solo un’esperienza viscerale che ci permetterà di toccare con mano il Dio della compassione, della misericordia e della tenerezza.
Non avremo risolto i problemi, ma finalmente ci saremo messi in cammino nella direzione giusta per risolverli uno alla volta, sino al pieno compimento del Regno di Dio.
Grazie Zeno
Carissimi Amici,vogliamo dare il nostro contributo per intimare ai Potenti sempre più alla ricerca di Potere sulla nostra pelle e gridare loro un Si alla Pace, no alle armi, no alla guerra forte e chiaro! Niente è perso con la Pace, tutto lo è con la guerra. Vogliamo usare l’intelligenza, naturale o artificiale, oltre l’aiuto di Dio (che ha già chiesto a suo modo anche il Patriarca Kirill, con i risultati che anche tutti noi stiamo vedendo! ), per trovare prima di subito un’alternativa pacifica alle armi e alle guerre, visto che è già troppo tardi??? O siamo tutti impazziti? Se rimaniamo indifferenti praticamente lo siamo.