Il Natale è una ricorrenza, un ricordo di quella che è stata la nascita di Cristo. Ma il Natale è un evento che si ripete anche oggi e interpella ciascuno di noi.

In preparazione a questo avvenimento proponiamo una riflessione di don Zeno del 23 dicembre 1966.

 

“Per prepararci al Natale bisogna pensare alla corresponsabilità che abbiamo, ciascuno di noi – giovani compresi – dei mali che sono nel mondo e che sono contro la volontà di Dio, contro la legge di Dio.

Per esempio: la miseria nel mondo è contro la legge di Dio. Non è vero che ci sia per volontà di Dio, perché Dio è contro queste cose. Non è vero che si nasce poveri e si nasce ricchi, fortunati e sfortunati: si nasce uomini, si nasce tutti nudi. Quindi la natura parla, la natura ha una legge precisa: se si nasce nudi e se dobbiamo vestirci, o ci vestiamo tutti o nessuno.

Ecco il problema della giustizia! Dio ci crea tutti nudi. Se non avesse dato a noi il mandato di fraternizzarci e quindi di provvedere i vestiti per tutti, allora farebbe nascere i bambini vestiti, che almeno avrebbero il diritto dei pulcini, i quali nascono vestiti bene. Se avesse fatto così, ci avrebbe dato tutte le abilità, le possibilità degli animali che sanno vivere senza vestirsi e senza portare le scarpe; sanno perfino trovare i posti adatti per la villeggiatura. Gli uccelli, per esempio, se la passano benone: spiccano il volo e sanno già dove andare. Vanno in Africa, vanno nei migliori posti di villeggiatura, poi tornano. Così i pesci si spostano da un posto all’altro, secondo le loro esigenze. Invece noi queste cose non le facciamo: in una zona muori dal freddo, in un’altra dal caldo.

Quando vogliamo vedere la volontà di Dio dobbiamo vederla nelle creature.

Perché non ha dato a noi, quando nasciamo, la capacità dei pulcini? Vedete? Nascono anche senza la chioccia: trovano il calore, nascono e corrono a mangiare belli e vestiti.

D’inverno i cavalli hanno il pelo lungo; in primavera lo perdono. La natura veste gli animali, li nutre, li cura.

Dio non è crudele. Questo vuol dire che a noi ha imposto di fraternizzarci l’un con l’altro per risolvere questi problemi, perché insieme possiamo farlo.

A Natale si fanno delle belle cose, che si devono fare per far festa al Redentore, però bisogna anche pensare che è nato in una grotta, in un posto bruttissimo ed è morto sulla croce. C’è poco da esaltarsi con Cristo, perché è vissuto così ed ha pianto sulle miserie umane.

La cosa più interessante è quella di Dante Alighieri che paragona Dio alla luce, la quale brilla in certi luoghi più e meno altrove. Infatti al Giudizio Universale quando Cristo parla dei miserabili, degli affamati, degli abbandonati, degli ignudi dice: “ero io in loro”. In loro Dio risplende più che altrove.

Se oggi ci domandassimo se il Natale è più qui o tra i lebbrosi, tra gli abbandonati, tra gli affamati e senza tetto, senza dubbio è più là che qua. Non c’è dubbio. Una buona madre che ha dei figli in sofferenza, abbandona gli altri e corre da quelli, come dice la parabola della pecora smarrita.

Bisogna andare al Natale con il fatto di vedere se siamo o no sul piano di Dio, sul piano del buon Pastore, sul piano del “ero io in loro”.

La nostra civiltà dice: adesso mangiamo noi, stiamo al coperto noi; poi, quando potremo, con il progresso trarremo gli alimenti dalle alghe del mare, così mangerete anche voi; ma, intanto, morite di fame, perché noi non possiamo farci niente! Non si deve dire: “Ma allora cosa si deve fare?”.

Noi siamo tutti in dolo. Noi siamo responsabili per i peccati di omissione. Io ricordo quando a S. Giacomo Roncole facevo il discorso alla mezzanotte di Natale: era una stangata! Dicevo: “Fate mo’ la festa che volete, mangiate i cappelletti, ma la realtà è che qui siamo di fronte ad una crudeltà. Erode ha mandato i soldati per ammazzare tutti i bambini al disotto dei due anni, perché sperava di colpire il Cristo, senza però colpirlo. Ma questo massacro dell’innocenza continua anche oggi con il peccato di omissione”.

Anche noi condanniamo alla morte, alla disperazione queste centinaia di migliaia, questi milioni di fratelli senza bisticciare con nessuno, senza fare a cazzotti con quelli che sono in quelle condizioni… Però se prendete una mamma che ha suo figlio in pericolo, comincia a bisticciare con il sindaco, con il prefetto, con tutti e vuole a tutti i costi andarlo a salvare. Parla alla televisione, alla radio… Ma parla di uno… e tutti gli altri?

Quando sento che un bambino lo hanno portato in America per essere operato da grandi professori, è una bella cosa, ma e tutti gli altri che muoiono?

Bisogna andare al Natale sentendosi corresponsabili di tutti questi delitti. Bisogna pensarci sopra, perché la civiltà moderna, senza accorgersene, fa il peccato di omissione, crudele, tremendo”.