Il 21 marzo 1949 Nomadelfia si trasferisce da Fossoli di Carpi in Maremma, dove si trova tutt’ora. Il territorio viene donato dalla Contessa Maria Giovanna Albertoni Pirelli, tanto legata a Nomadelfia da considerarla la “sua quinta figlia”. L’entusiasmo iniziale dei primi giovani pionieri viene ben presto provato dalle difficili condizioni di vita nella macchia mediterranea, dove il terreno è da bonificare e tutto da costruire. Il lavoro è estenuante, la terra sassosa e dura da coltivare, il cibo scarseggia e gli alloggi sotto le tende offrono riparo dalla gelida tramontana d’inverno e il torrido sole estivo.

Anche Danilo Dolci contribuisce alla costruzione della nuova Nomadelfia. Il grande progetto prevede la costruzione di una città priva di mura fortificate, aperta al mondo per accogliere in un fraterno abbraccio uomini e donne disposti a tradurre nella vita quotidiana il messaggio di fraternità.

A distanza di 70 anni vediamo oggi realizzato il grande sogno di don Zeno, frutto di tanti sacrifici e fiducia negli ideali. Saremmo ancora disposti a lasciare tutto per ricominciare con tanto zelo?

A NOMADELFIA NON HO VISTO NÉ SERVI NÉ PADRONI

Ho visto vergini madri di venti figlioli

e giovinette uscite dal postribolo

candide come vergini di Dio,

ho visto donne sterili partorire,

non ho visto né servi né padroni

ma fratelli vivi insieme.

I sassi hanno spremuto olio buono

le brughiere pietrose, miele e latte;

fichi dolcissimi sono abbondanti.

Prima che si appassissero i miei occhi,

ho visto.

Ed ho riconosciuto il sogno mio

mio già prima che fossi,

l’antico sogno di tutti i miei padri;

ho visto mantenuta la promessa

ed ho vista esaudita la preghiera…

(Danilo Dolci, VOCI NELLA CITTÀ DI DIO, Società Editrice Siciliana, Mazara, 1951)