Come si fa a descrivere un’emozione? Le parole sembrano sempre inadeguate quando bisogna raccontare un’esperienza che ci coinvolge pienamente. Sembra sempre di tralasciare un particolare importante, o una frase molto significativa. Come possiamo descrivere cosa è successo domenica 9 giugno a Prophetic Economy 2.0? Come definire tutti gli stimoli che sono partiti dai più giovani, che si sono dimostrati anche i più concreti, entusiasti, propositivi? Mi viene in mente don Zeno che ci ricordava spesso una grande verità: “chi solo comprende, non comprende, chi partecipa comprende”. Forse è proprio così. Per comprendere Prophetic Economy bisognerebbe parteciparvi, bisognerebbe respirare quello spirito di famiglia, di affetto reciproco, di totale fiducia che può nascere solo quando condividi una comunione profonda con dei compagni di strada provenienti da esperienze molto diverse ma con un grande obiettivo che ci unisce: salvare la nostra Casa Comune, renderla accogliente soprattutto per i più poveri, che sono quelli che più scontano gli effetti della crisi ambientale. Quindi non importa più se chi parla è di Nomadelfia, se appartiene al movimento dei Focolari oppure a GCCM, perché la sfida davanti a noi è più grande di noi, dei nostri movimenti, dei nostri egoismi. Per salvare la nostra casa comune è arrivato il momento di essere uniti. Potrei esprimermi con le parole di un giovane imprenditore sociale che nel ringraziamento finale ci ha detto: “siete l’amazzonia dell’economia: date ossigeno al mondo”. Oppure potrei raccontarvi dei ragazzi del gruppo di Napoli, che hanno già proposto un Prophetic Economy Young, in cui “saranno i giovani ad organizzare tutto e saranno gli adulti a lasciare la sala per un programma a parte”.

Forse si potrebbe sintetizzare con le parole di Luigino Bruni, che per definire quello che abbiamo vissuto e che stiamo cercando di costruire ha detto: “L’azione nasce dal dolore, non dal piacere. Se giro per la città e non soffro per il clochard fuori dalla chiesa, per l’abbandono delle nostre periferie… non faccio niente”. E poi: “Stare insieme per stare insieme non serve a niente. Noi stiamo insieme perché c’è un’urgenza alla quale vogliamo rispondere. […] I movimenti devono capire che la Chiesa non è il loro piccolo movimento, è tutta l’umanità. Ci siamo messi insieme perché come San Francesco abbiamo capito che ricostruire San Damiano è troppo poco. La chiesa non è San Damiano, è l’umanità tutta.”  

Ma perché fare un Propehtic Economy 2.0? Perché quello che vogliamo creare non è un evento, una conferenza in cui gli esperti parlano e gli altri ascoltano. Abbiamo voluto iniziare un processo in cui organizzazioni, movimenti, aziende, adulti e ragazzi potessero tornare a casa con dei progetti concreti per aiutarsi a vicenda a portare avanti meglio e di più la loro missione. “Passare dall’econo-mia all’econo-nostra, dall’io al noi: uno spazio dove la gente viene, si incontra e nascono cose nuove.