Salviamo la nostra casa comune

Che tipo di mondo desideriamo trasmettere a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che stanno crescendo? (Laudato Si’ 160)

Sono stati i bambini delle scuole elementari e prima media di Nomadelfia ad aprire in Vaticano la conferenza internazionale sulla Laudato si’: “Saving our Common Home and the Future of Life on Earth”.

“Cambio civiltà partendo da me stesso”; traendo spunto da questo insegnamento di don Zeno, i ragazzi hanno raccontato ai partecipanti che l’unico modo per salvare il futuro delle nuove generazioni e quello della nostra casa comune è che ognuno porti il proprio contributo. Trenta bambini dai 6 agli 11 anni hanno aperto i lavori invitando i partecipanti a pregare sulle note del Cantico delle Creature. Piccoli gesti caratterizzati dalla semplicità e dalla gioia, per ricordare di affrontare ogni situazione mettendoci la testa, il cuore e le mani. Subito dopo i 4 più grandi hanno preso la parola per raccontare quanto già hanno fatto, con le loro piccole scelte, per costruire un mondo nuovo. In ultimo l’invito a Prophetic Economy, evento internazionale promosso da varie organizzazioni e movimenti.

A nome dei più piccoli di ogni continente, i bambini di Nomadelfia hanno salutato lanciando un appello affinché ciascuno faccia la propria parte.

Promossa dal Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale in occasione del  terzo anniversario dell’Enciclica di Papa Francesco, la conferenza ha coinvolto rappresentanti di vari settori della società civile, di diverse religioni, chiese e movimenti, popoli e culture differenti, scienziati, politici, economisti. Tante persone di buona volontà con il desiderio di incontrarsi per dialogare, prendere delle decisioni concrete ed attuarle insieme.

“La nostra casa comune sta andando in rovina e dobbiamo fare fronte a sfide mai viste. Non c’è più tempo da perdere”, ha esordito con queste parole il card. Peter K.A. Turkson, il quale ha invitato a creare “una grande alleanza, un network di persone appassionate nella protezione dell’ambiente”. E il card. Pietro Parolin ha ribadito l’incoraggiamento a “tracciare linee di azione concrete e partecipative”, sottolineando che, come ricorda Papa Francesco, “il grido della terra è intimamente legato al grido dei poveri”.

Importanti le testimonianze portate dai giovani di vari continenti, dagli indigeni dell’Amazonia agli abitanti delle isole del Pacifico, significativa anche la presenza di uno sciamano della Groenlandia. Molto animati i gruppi di lavoro, dai quali è emersa con chiarezza l’urgenza di prendere delle decisioni concrete. In primo luogo è necessaria una conversione ecologica, che implica un cambiamento profondo nei comportamenti e negli atteggiamenti; adottare uno stile di vita sobrio, che miri alle vere necessità di ciascuno e non ai desideri di alcuni; prendersi cura gli uni degli altri ed avere cura nei confronti delle cose e dell’ambiente; avere come obiettivo la realizzazione del bene comune. E simili decisioni non possono essere prese senza dei seri impegni finanziari. “Abbiamo bisogno di regole per la finanza – ha sintetizzato il segretario del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale. – Non rifiutiamo l’economia, ma facciamo appello a una nuova economia”. E questo richiamo oggi diventa un impegno, perché – ha concluso Mons. Bruno Marie Duffé – “vogliamo scegliere insieme il cammino della vita”.

Anche Papa Francesco ha voluto unire la sua voce a quella dei molti convenuti in un’occasione tanto speciale. Ricevendo nella Sala Clementina i partecipanti alla conferenza, il Papa li ha voluti salutare uno ad uno, guardarli negli occhi e benedire il loro impegno. Il pontefice ha espresso la sua preoccupazione riguardo al “pericolo reale di lasciare alle generazioni future macerie, deserti e sporcizia” ed ha ribadito il suo appello ai governi, alle istituzioni finanziarie ed agli attori della società civile ad attuare una urgente conversione ecologica. 

Tutto questo presuppone però “una trasformazione a un livello più profondo, cioè un cambiamento dei cuori, un cambiamento delle coscienze” ed una grande umiltà nel prestare attenzione alle tradizioni delle comunità aborigene: “Quanto possiamo imparare da loro!”. “Per loro, infatti, la terra non è un bene economico, ma è un dono di Dio e degli antenati che in essa riposano, uno spazio sacro con il quale hanno il bisogno di interagire per alimentare la loro identità e i loro valori“. 

In questo cammino è essenziale non cedere al pessimismo e allo sconforto. “A volte potrebbe sembrare un’impresa troppo ardua, perché ci sono troppi interessi particolari – ha continuato il Papa – e molto facilmente l’interesse economico arriva a prevalere sul bene comune e a manipolare l’informazione per non vedere colpiti i suoi progetti; ma gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi. E non è mancato un bellissimo appello affinché la “preoccupazione per questo pianeta non ci tolgano la gioia della speranza”, perché “l’ingiustizia non è invincibile”!

L’umanità ha le conoscenze e i mezzi” per poter cambiare, secondo quanto affermato da Papa Francesco e ribadito nella conferenza internazionale; occorre dunque agire insieme con responsabilità. 

Nella conclusione della conferenza, o meglio il vero inizio della sua attuazione, risuona il richiamo del Card. Turkson: “Tutto deve cominciare da noi. Dobbiamo riconoscere che il nostro contributo è essenziale. Non dobbiamo aspettare che qualcuno faccia qualcosa, dobbiamo agire noi. La conversione ecologica è la conversione di una persona”, della nostra persona in primo luogo. Tre i verbi chiave delle due giornate: vedere, giudicare, agire. Uno solo l’appello finale: “Agiamo adesso, agiamo insieme a tutte le persone di buona volontà!”