E’ NATALE AUGURI!

Natale è la festa più attuale e più prossima a noi. 

Non dobbiamo andare nel passato per trovare Gesù. È nella famiglia della porta accanto, dorme sotto i ponti, cerca rifugio nelle nostre città, scappa dalla guerra, dalla povertà, dallo sfruttamento, dalla schiavitù, dall’egoismo. Cerca un piccolo posto tra noi, un po’ di dignità, di calore, di amore. 

Come allora. Gesù bambino bussa al nostro cuore e ci chiede di aprire, lasciarlo entrare.

Con un testo di don Zeno del 23 dicembre del 1966 vi porgiamo gli auguri per un SANTO NATALE

“A me piace molto la festa del Natale e dovreste fare una grande festa, perché è venuto il Salvatore; però è anche una giornata di un triste ricordo, perché l’hanno fatto nascere in una capanna, in una grotta qualsiasi. C’è chi sostiene che sia andato a finire in uno di quei rifugi che ci sono lungo le strade principali percorse dai pastori che andavano a vendere il bestiame al mercato di Gerusalemme: si fermavano lì di notte e nessuno puliva niente. Lì c’era paglia, sterco, pidocchi, pulci; e quando il Vangelo parla di una mangiatoia, sarà proprio stata una mangiatoia al freddo e al gelo.

Direte: ma perché mai non l’hanno accolto? Perché la gente è egoista: chiude la porta e non vuole più nessuno in casa. Tutto lì. Di notte ogni famiglia è una roccaforte, un fortino e non si entra. Anche se la Madonna aveva da partorire, a loro non interessava niente. Niente! “Non c’è posto!”.

Come in questa civiltà: quando non si è conosciuti, non c’è posto per chi non ha i documenti o le carte in regola…

Non basta a Natale andarsi a confessare e fare la penitenza con tre “pater, ave, gloria”! Bisogna vedere se uno, nell’anima sua, si sente corresponsabile di questi reati umani. Bisogna dire: per causa degli egoismi del popolo di Betlemme, Cristo è nato in una stalla; bisogna pensare a questa donna incinta – poveretta! – là in una stalla al freddo, che doveva partorire un figlio! Lui, questo bambino, che nasce in mezzo ad un ambiente così! Anche se è Figlio di Dio, ha voluto essere un uomo come tutti gli altri: è nato in una stamberga dove vanno a mangiare le bestie ed è morto su una croce dove vanno gli schiavi. Questo è Colui che noi andiamo ad adorare nel presepio… Si è talmente umiliato che è stato trattato come uno schiavo… ”